Alex Bilancini si racconta: dalle radici ai beat
Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Alex, per parlare delle sue origini, di musica e del suo nuovo singolo, "Confusion", ad poco uscito sulla sua etichetta Ninetyfour Label Group.
C’è un filo rosso che lega la prima cassetta sovrascritta da bambino al botto di un synth in un home studio tra Toscana e Varsavia. Quel filo si chiama condivisione, e Alex Bilancini, toscano classe '94, lo tiene stretto fin da quando correva dagli amici per far sentire l’ultima traccia scoperta. Oggi, dopo aver solcato consolle iconiche come quelle del Tenax, del Bolgia e del Galactica per il Technobus del Cocoricò , Alex ha deciso di costruirsi uno spazio tutto suo: Ninetyfour Label Group, la casa senza compromessi dove ha dato forma al suo primo album Mirror e dove e ha da poco rilasciato il singolo "Confusion".
Dalle cassette a oggi, una cosa in Alex non è mai cambiata: il vuoto allo stomaco che si prova quando la musica ti colpisce. Mixmag Italia lo ha incontrato per ripercorrere questo percorso fatto di groove, visione e tanta, sana gratitudine.
Partiamo dalle origini... ci hai raccontato che da bambino sovrascrivevi le cassette e correvi a far ascoltare la musica dance agli amici. È lì che nasce la consapevolezza che la musica va condivisa?
Molto probabilmente sì, vedere quell’entusiasmo di aver appena ascoltato un brano che non avevano mai sentito prima, mi riempiva di gioia e andavo sempre alla ricerca di altra musica per poi condividerla di nuovo. Poi sono arrivati i primi impianti Hi-Fi, i primi giradischi e via discorrendo, guardando indietro mi sento di dire che è partito tutto da lì, da quella condivisione di emozioni con la musica che ha fatto da legante.
Sembra sia da quei momenti che hai deciso che non ti saresti più separato dalla musica...
Nel 2011 arriva la svolta al Fitzcarraldo di Arezzo: prima nella sala 2, poi subito nel main stage. Cosa rappresentava per te quel booth in quegli anni?
Beh, tantissimo! Un primo passo verso un sogno. La consolle, le luci, la potenza di un impianto da Club, vedere il mio nome nei flyer insieme ai guest DJ. Facevo molta selezione musicale, andando alla ricerca di quelle “chicche” per colpire il pubblico e iniziare a essere rispettato e riconosciuto come artista. Spesso capitava di fare “forca” come si dice dalle mie parti, ovvero saltare la scuola per andare a Firenze ad acquistare i dischi (LOL). Tutt’oggi sono resident al Fitzcarraldo per l’evento mensile “Bombastic”.
Una vera e propria scuola di musica, si potrebbe dire, tanto che nel 2018 il tuo “Oblivion EP” in vinile diventa una hit suonata dai più grandi DJ internazionali. Come hai vissuto il momento in cui i tuoi brani diventano un riferimento per la scena?
Un grandissimo passo avanti per far accendere i “riflettori” sul mio progetto. Vedere così tanti artisti suonare la mia musica in giro per il mondo tra club e festival con la risposta incredibile del pubblico, è stato fantastico! Un brano partito da un’idea nel mio home studio, che fa esplodere un dancefloor al Movement Chicago o Miami Ultra Music Festival o Awakenings e che riceve milioni di ascolti è incredibile!
Lo stesso è accaduto con “Hyperspace EP”, infatti poco dopo arriva il supporto di artisti come Indira Paganotto, Amelie Lens e Charlotte de Witte. Quanto ha influito questo nella tua evoluzione come produttore?
Moltissimo: quando artisti di quel calibro ti scrivono chiedendoti se hai nuove tracce da inviargli per suonarle, beh ti fa capire che la strada è quella giusta. Oltre questo, ha influito anche la risposta del pubblico che mi supporta ascoltando la mia musica, ricevere video mentre loro sono ad un evento e un DJ sta suonando un mio disco è una sensazione impagabile, così come incontrarli a un evento e ricevere i loro complimenti. Questo mi da quella carica in più per tornare in studio a scrivere musica.
Hai suonato in luoghi iconici come Tenax, Bolgia, Kindergarten e al Cocoricò con Galactica-Technobus. C’è una serata in particolare che ti ha lasciato qualcosa di diverso?
Ogni locale ha il suo perché: per la storia che porta con sé, per il pubblico - l’Italia ha un pubblico super, caldissimo - per come è strutturato il posto, per l’impianto audio e così via.
Devo dire, però, che l’evento Galactica al Cocoricò, quando ho suonato nel Technobus, è stato speciale. Oltre alla piacevole scoperta di suonare dentro a un bus, è stato fighissimo vedere il mio nome nella programmazione della stagione e nei mega cartelloni in giro per Riccione. E poi essere lì, davanti a quella piramide imponente, con quel sogno nel cassetto che magari un giorno si avvererà: passare dal suonare fuori dalla piramide a suonare in piramide.
Nel 2023 nasce Ninetyfour Label Group con l’idea di rilasciare musica senza compromessi. Com’è stato il passaggio da “artista che cerca spazio” a “artista che crea uno spazio proprio”?
Me la vivo più serenamente, senza stress. Naturalmente rilascio musica anche su altre label, ma mi concentro principalmente sul progetto Ninetyfour coinvolgendo artisti da tutto il mondo, facendogli rilasciare musica e invitandoli agli showcase della label.
Un progetto a cui tenevo molto è stato il mio primo album “Mirror”, una release molto difficile da piazzare, ma avendo “il mio spazio” sono riuscito a rilasciarlo e sono molto orgoglioso del lavoro fatto.
E, a proposito della tua label, il 27 marzo è uscito il tuo nuovo singolo "Confusion" su Ninetyfour Label Group...
Sì, questa volta ho deciso di rilasciare un singolo per puntare tutto su questa traccia, perché fin dalla prima bozza l’ho sentita così potente che tutto il resto sarebbe stato solo di contorno. Quindi all-in!
Una vera forza! Dove è nata questa traccia?
Questa traccia si divide tra la Toscana e Varsavia. In Toscana nel mio home studio ho scritto la parte ritmica e il synth, mentre la pausa principale è stata ultimata a Varsavia, durante dei giorni di vacanza.
Si potrebbe dire un mix di influenze, quindi. Come ci hai lavorato e cosa ti ha ispirato di più creandola?
Con il mio solito metodo, kick potente e synth energico. Una volta finalizzata faccio il check finale, premo play e alzo il volume al massimo: se mi arriva quella giusta vibe che ti fa sentire il vuoto allo stomaco, è fatta e la mando in distribuzione.
In tutto questo percorso, dalle cassette sovrascritte alla gestione di un’etichetta, cosa è rimasto immutato nel tuo rapporto con la musica?
L’amore e la gratitudine che provo. Suonare e produrre sono la cosa che amo di più fare, la musica ha sempre fatto parte della mia vita, sia nei momenti belli che nei momenti più bui. Il contorno perfetto o la valvola di sfogo è sempre stata lei.
