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Collaterale Festival: una visione elettronica in Valle D'Itria

L’8 e il 9 agosto 2026, tra la pietra di Masseria Eccellenza e il profilo adriatico del beach club Le Palme, Collaterale torna in Valle d’Itria con Omar S, Danilo Plessow, Jayda G e una costellazione di artisti internazionali e locali.

  • Alessandra Sola
  • 27 July 2026
Collaterale Festival: una visione elettronica in Valle D'Itria

In Puglia il paesaggio è un interlocutore ingombrante. Ha troppa memoria, troppa luce, una riconoscibilità troppo pronunciata per lasciarsi ridurre a fondale. Chi decide di organizzare musica in Valle d’Itria deve quindi compiere una scelta: limitarsi a occupare una cartolina oppure accettare che la geografia entri nella direzione artistica, ne condizioni il ritmo, la temperatura, persino il modo in cui il pubblico ascolta.

Collaterale Festival, alla sua seconda edizione sabato 8 e domenica 9 agosto 2026, sceglie la seconda strada.

Il rischio, nei territori diventati oggetto di desiderio globale, è quello di prendere la bellezza in prestito: usarla per il manifesto, per la comunicazione, per il racconto patinato di una notte che potrebbe svolgersi ovunque. Collaterale prova invece a sottrarsi alla neutralità dei grandi format itineranti e alla loro capacità di riprodurre lo stesso evento sotto cieli differenti. La sua ambizione sta nel costruire qualcosa che possa accadere soltanto lì, tra la campagna di Fasano e la costa di Capitolo, seguendo il passaggio dalla terra al mare come una vera drammaturgia del festival.

La prima edizione, andata in scena nel luglio 2025, aveva già dichiarato questa vocazione diffusa attraversando tre luoghi diversi tra Ostuni e la costa: il Chiostro di San Francesco, l’Arena Bianca del Foro Boario e il Santos Beach Club. La programmazione metteva insieme club culture, hip hop, live ed elettronica, con artisti come Rollover DJs, Ahadadream, Young Franco, Bassi Maestro e Jamie 3:26. Nel 2026 la struttura si contrae in due giornate, ma la traiettoria musicale acquista una fisionomia elettronica più nitida, senza perdere quella relazione con il territorio che costituisce la radice del progetto.

Il nome scelto dal festival contiene già una direzione ben precisa. Collaterale indica ciò che si sviluppa ai margini dell’evento, lontano dal centro illuminato del palco: il tragitto, gli incontri, i tempi morti, le persone incrociate senza averle cercate, il luogo che continua a esistere prima e dopo la musica.

In un’epoca in cui molti festival sembrano competere per concentrazione, dimensioni e sovraccarico, Collaterale rivendica il valore di ciò che non può essere immediatamente misurato. Non soltanto il numero di artisti o la portata dei nomi, ma la qualità delle relazioni prodotte dal loro incontro con uno spazio preciso.

Marco, tra gli organizzatori del festival, parlando dell'identità del progetto dice

"Collaterale nasce dall’idea che un festival possa essere molto più di una sequenza di concerti. Vogliamo creare un’esperienza che metta in relazione musica, territorio, arte e persone. Il nome “Collaterale” racconta proprio questo: tutto ciò che accade intorno al palco è importante quanto ciò che succede sopra. La Puglia non è uno sfondo, è parte integrante del progetto. Ogni location, ogni scelta artistica e ogni dettaglio sono pensati per raccontarla in modo autentico."

Questa dichiarazione contiene il punto forse più interessante dell’intera operazione. La Puglia non viene trattata come un marchio territoriale già confezionato, né come un repertorio di simboli da disporre ordinatamente intorno alla consolle. Diventa una componente attiva della curatela. Il festival si misura con la sua architettura, con le distanze, con l’ospitalità, con il modo in cui la luce scompare dietro gli ulivi o si riflette sulla superficie dell’Adriatico.

La parola collaterale, d’altra parte, presuppone sempre l’esistenza di un centro. Il festival sembra voler mettere in discussione proprio la gerarchia tra ciò che viene considerato principale e ciò che resta ai bordi: il set dell’headliner e la conversazione nata ore prima, la programmazione musicale e la strada percorsa per raggiungerla, la pista e il paesaggio che la contiene. E Marco lo spiega senza trasformare il termine in uno slogan:

" “Collaterale” è tutto ciò che succede oltre l’evento principale. Sono gli incontri, i luoghi scoperti per caso, le conversazioni, il viaggio, il territorio, le persone che conosci e i ricordi che ti porti a casa. È anche il filo conduttore di tutti i progetti che sviluppiamo: non ci interessa aprire locali o organizzare eventi fini a sé stessi, ma creare ecosistemi in cui cultura, ospitalità e socialità si contaminano. Il festival è una naturale estensione di questa visione.

È una prospettiva che appartiene alla storia più profonda della cultura dei club, nata non come semplice consumo di spettacolo, ma come produzione temporanea di comunità. Il dancefloor, nelle sue espressioni migliori, è sempre stato un dispositivo sociale prima ancora che musicale: una soglia in cui le differenze non vengono cancellate, ma riorganizzate per alcune ore attraverso il suono, la prossimità e il movimento. Collaterale trasferisce questa idea in una dimensione aperta e mediterranea, portandola fuori dall’architettura chiusa del club senza disperderne necessariamente l’intimità. "Costruire qui ciò che si andava a cercare altrove".

All’origine del progetto c’è anche una constatazione condivisa da un’intera generazione di professionisti e ascoltatori cresciuti nel Sud Italia: per accedere a determinate esperienze musicali, per anni è stato necessario partire. Si viaggiava non soltanto per ascoltare artisti difficilmente programmati in Italia, ma per osservare modelli culturali capaci di tenere insieme clubbing, spazio pubblico, arte, ristorazione, design e accoglienza. Quel movimento ha formato pubblico, promoter e DJ, costruendo competenze che oggi stanno tornando nei territori da cui erano partite.

Marco, infatti, ci spiega che: "Collaterale nasce da una domanda semplice: perché per vivere determinate esperienze bisognava sempre partire? Per anni abbiamo viaggiato in Europa per partecipare ai festival che amavamo. A un certo punto abbiamo sentito il bisogno di costruire qualcosa di quel livello qui, senza imitare nessuno, ma partendo dalla nostra identità. La Puglia aveva già tutto: paesaggi, cultura, ospitalità. Mancava un progetto capace di valorizzare questi elementi attraverso una direzione artistica credibile e una visione internazionale."

È proprio nell’espressione “senza imitare nessuno” che si gioca la credibilità del progetto. L’internazionalità, infatti, non coincide con l’omologazione. Un festival diventa internazionale quando riesce a far circolare idee, artisti e pubblico senza perdere la propria pronuncia, non quando cancella ogni inflessione locale per adeguarsi a un’estetica globale.

Sabato 8 agosto il festival prende forma negli spazi di Masseria Eccellenza, a Fasano. La struttura, immersa nella campagna della Valle d’Itria e circondata da ulivi secolari, conserva corti, ambienti padronali e spazi costruiti per una socialità raccolta. Non è un involucro neutro: ha superfici, proporzioni e una memoria propria, capaci di modificare la percezione della musica che vi entra.

Il programma della prima giornata è costruito attorno a una sequenza di linguaggi che attraversano house, disco, funk, breakbeat e techno senza trattarli come compartimenti stagni.

Omar S porta con sé Detroit nella sua forma meno museale. Il suo lavoro non consiste nel custodire un canone, ma nel continuare a deformarlo attraverso una pratica indipendente, fisica e spesso deliberatamente ruvida. La sua musica conserva l’immediatezza dell’hardware, il peso del groove e una concezione del brano orientata al dancefloor, sviluppata attraverso il proprio universo produttivo e discografico. Nella sua presentazione ufficiale, l’artista rivendica un processo basato su apparecchiature analogiche e una distanza programmatica dall’omologazione digitale; la sua discografia, costruita attorno a FXHE, resta una delle più riconoscibili emerse da Detroit negli ultimi due decenni.

Accanto a lui, Danilo Plessow, per lungo tempo conosciuto soprattutto come Motor City Drum Ensemble, rappresenta una diversa declinazione dello stesso rapporto con la memoria musicale. Il suo repertorio e i suoi set nascono da un’attività di ricerca che attraversa soul, jazz, funk, house e hip hop, con la selezione intesa come forma di montaggio culturale. La serie Raw Cuts, il suo DJ-Kicks, il primo volume di Selectors per Dekmantel e il più recente lavoro pubblicato a proprio nome raccontano una figura che ha fatto del crate digging una disciplina narrativa, non una dimostrazione di rarità.

La presenza di Tonno Disko introduce poi un’energia più estroversa, capace di muoversi tra disco, funk, old school hip hop, house e breakbeat. La sua idea di versatilità non risponde alla necessità di assecondare il pubblico, ma alla capacità di sottoporlo a cambi di passo continui, aprendo la pista a una dimensione meno ortodossa e più imprevedibile.

Attorno a questi tre assi si compone una costellazione che impedisce alla giornata di ridursi alla semplice attesa degli headliner. Gee Lane, venezuelana di base a Barcellona, porta una sensibilità ritmica nutrita di house, disco e black music. Nico Lahs, artista pugliese con una traiettoria pienamente internazionale, rende concreto il dialogo tra la scena locale e i circuiti globali. Vittilucchi, Andrea Del Console, Roberto Cuccovillo e il duo italo-olandese Slow Fire Disco Machine completano una programmazione in cui il territorio non viene relegato al ruolo di apertura cerimoniale.

TICKET DAY 1

Domenica 9 agosto Collaterale si sposta al Le Palme Beach Club di Capitolo, sul litorale a sud di Monopoli, direttamente sulla spiaggia di Capitolo che affaccia sulle acque dell’Adriatico, in una delle aree costiere che segnano il naturale sbocco marino della Valle d’Itria.

Al centro della giornata c’è Jayda G, artista canadese capace di tenere insieme l’immediatezza della house e un’attenzione quasi affettiva per disco, boogie e soul. Nel 2021 Both of Us, prodotto con Fred again.., ha ottenuto una candidatura ai Grammy nella categoria Best Dance/Electronic Recording, portando la sua scrittura oltre il perimetro del club senza sottrarle energia.

La forza di Jayda G sta nella capacità di affrontare il dancefloor senza irrigidirlo. I suoi set procedono attraverso slanci, aperture melodiche e improvvise variazioni di temperatura. In una programmazione costruita sul movimento dalla campagna al mare, la sua presenza appare meno come un innesto spettacolare e più come una naturale conclusione emotiva.

TICKET DAY 2

Con lei ci saranno Speaking Minds, produttore italiano dalla lunga esperienza internazionale, Tomy, figura pugliese profondamente legata alla black music, ed Enrica, con una selezione radicata nell’acid e nei linguaggi più sotterranei della scena berlinese. Quattro prospettive diverse, accomunate dalla capacità di lavorare sul piacere della pista senza impoverirne la complessità.

La domanda che accompagna line up di questo tipo riguarda inevitabilmente il pubblico. Esiste in Puglia una comunità pronta ad accogliere una proposta simile? Oppure il festival assume anche una funzione formativa?

La questione è delicata, perché l’idea di “educare” il pubblico nasconde spesso una postura paternalistica. Presuppone che chi organizza possieda una forma superiore di consapevolezza e che chi partecipa debba essere condotto verso di essa. Collaterale sembra scegliere una posizione diversa: non semplificare la proposta, ma predisporre un contesto nel quale la curiosità possa manifestarsi.

"Crediamo che il pubblico sia molto più curioso di quanto spesso si pensi. Oggi le persone ascoltano musica senza confini e sono pronte a scoprire artisti che magari fino a ieri conoscevano solo di nome. La nostra responsabilità è costruire un contesto in cui queste scoperte possano avvenire." Ci spiega Marco.

La presenza di artisti internazionali convive con quella di talenti locali perché crediamo che una scena cresca quando dialoga, non quando si divide. Collaterale vuole contribuire alla formazione di una comunità più consapevole, ma senza educare nessuno dall’alto: semplicemente offrendo esperienze di qualità."

La scena elettronica pugliese attraversa da anni una fase di trasformazione. La regione è diventata una destinazione sempre più rilevante per il turismo musicale, ospitando festival, rassegne e programmazioni capaci di richiamare un pubblico internazionale. Questa crescita, tuttavia, pone una questione ulteriore: come evitare che il territorio si limiti a fornire location spettacolari a progetti privi di un reale radicamento?

La quantità di eventi non produce automaticamente una scena. Una scena richiede continuità, infrastrutture, professionalità locali, luoghi di confronto e un pubblico che possa riconoscersi in una proposta durante tutto l’anno. Marco identifica qui il compito più ambizioso di Collaterale:

"È un momento di crescita. Negli ultimi anni la qualità artistica è aumentata, stanno nascendo nuovi promoter e il pubblico è molto più aperto rispetto al passato. Allo stesso tempo crediamo che ci sia ancora spazio per costruire un’identità riconoscibile.

La Puglia non deve rincorrere Berlino, Amsterdam o Barcellona. Deve trovare il proprio linguaggio. Abbiamo un patrimonio paesaggistico e culturale unico al mondo: se riusciamo a metterlo in dialogo con una proposta artistica di livello internazionale, possiamo diventare una destinazione culturale, non solo turistica. Questo è l’obiettivo a cui Collaterale vuole contribuire."

Diventare una destinazione culturale, non soltanto turistica, significa modificare il rapporto tra chi arriva e il luogo che lo accoglie. Il turismo consuma immagini, la cultura produce relazioni e interpretazioni. Il primo cerca conferme, la seconda può permettersi di generare attrito, curiosità, perfino disorientamento.

Per la Puglia, questo passaggio è particolarmente urgente. La sua esposizione internazionale ha generato opportunità enormi, ma anche una narrazione sempre più standardizzata, fatta di tavolate sotto gli ulivi, architetture imbiancate, tramonti e lusso rurale. Elementi reali, certo, ma spesso ripetuti fino a perdere qualunque profondità. Un progetto culturale radicato deve riuscire ad attraversare quella bellezza senza farsene dominare.

L’8 e il 9 agosto, tra gli ulivi di Masseria Eccellenza e il mare di Capitolo, Collaterale proverà a dare forma a questa conversazione. La sua promessa più interessante non consiste nell’offrire una fuga dalla Puglia quotidiana, ma nel mostrarne una versione ulteriore: contemporanea, aperta, musicalmente consapevole e abbastanza sicura della propria identità da non dover imitare nessun’altra capitale.

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