Italiani Fuori: storie di musica oltre il confine
La rubrica di Mixmag Italia che racconta la scena elettronica dall’estero, attraverso il punto di vista di artisti e addetti ai lavori che vivono fuori da anni.
Italiani Fuori è una rubrica che prende forma dal riverbero di una domanda che sembra attraversare la scena elettronica italiana da anni: cosa succede quando si sceglie di andare via. E, soprattutto, cosa accade dopo.
Non è un racconto di fuga, né una celebrazione dell’altrove, ma piuttosto un archivio narrativo di esperienze di artisti e addetti ai lavori che hanno trovato il loro spazio oltre il confine italiano. L'idea è di osservare, insieme a loro, il movimento di oggi per quello che è: una trasformazione lenta e plasmata da scelte, adattamenti, frizioni e nuove appartenenze. Persone che hanno portato con sé un certo modo di sentire la musica e lo hanno lasciato sedimentare in altri contesti e in altre città a cui appartengono diversi ecosistemi culturali.
Attraverso i loro racconti, analizziamo la musica non come un traguardo, ma come un obiettivo che sa rendersi linguaggio quando necessario, così da parlare di club culture, certo, ma anche di lavoro e identità, di comunità e di tempo. Come si impara a stare dentro una scena senza subirla? Come si costruisce continuità quando niente è garantito?
Gli Italiani Fuori che abbiamo incontrato non sono partiti alla ricerca di storie esemplari, quanto più, forse, di traiettorie che li hanno portati ad allontanarsi da quello che oggi sembra essere uno dei Paesi più ostili per abitare una comunità che germoglia su una subcultura - e non solo - o fare della propria passione una professione.
Negli ultimi dieci anni l’Italia ha perso centinaia di migliaia di giovani non solo per ragioni economiche, ma per una progressiva desertificazione culturale e strutturale. Secondo i dati ISTAT, tra il 2011 e il 2023 oltre 550.000 giovani tra i 18 e i 34 anni hanno lasciato il Paese senza rientrare, con una quota crescente di laureati e professionisti della cultura. I principali Paesi di destinazione sono quelli che offrono ecosistemi culturali stabili, continui e riconosciuti: Regno Unito, Germania, Spagna, Francia. Non si tratta solo di “trovare lavoro”, ma di trovare contesti in cui fare esperienza, sbagliare, crescere e costruire percorsi. Il Rapporto CNEL sui giovani all’estero evidenzia come uno dei fattori chiave della partenza sia la percezione di un sistema italiano incapace di valorizzare competenze creative, artistiche e progettuali, schiacciato da burocrazia, discontinuità e assenza di politiche culturali di lungo periodo. In altre parole, i giovani non se ne vanno perché “l’Italia non offre abbastanza”, ma perché non offre luoghi reali in cui restare.
In questo senso, è difficile non chiamare in causa proprio la Gen Z e i Millennials, generazioni che negli ultimi dieci, quindici anni hanno visto chiudere davanti ai propri occhi decine di club, spazi culturali indipendenti e centri di aggregazione in tutta Italia. Luoghi che non erano semplici contenitori di eventi, ma presìdi culturali, laboratori informali, punti di accesso a una scena e a una comunità che oggi non è più accessibile allo stesso modo. È anche da questa progressiva sottrazione di spazi, di possibilità e continuità che nasce una distanza sempre più evidente tra chi resta e chi sceglie di andare altrove.
Non sono di certo solo questi i motivi per cui si sceglie di abbandonare il proprio paese, seguire la propria strada mossi dalla propria passione, spesso, mette in secondo piano tutto ciò che avviene intorno. Ecco perché Italiani Fuori è, prima di tutto, uno strumento di osservazione. Un punto di vista mobile sulla scena elettronica contemporanea, raccontata attraverso chi ha scelto di viverla altrove non per rinnegare le proprie radici, ma perché ha riconosciuto nella diversità di un altro terreno a cui ancorarle la possibilità di sentirsi a casa.
Presto qui, su Instagram e SoundCloud il primo episodio. Stay tuned!
