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L'industria della musica elettronica cura se stessa

Nuovi programmi, fondi e ricerche mettono il benessere di artisti e professionisti dance al centro del dibattito internazionale. Basta stigma, il dance floor diventa terapia: ecco chi sta cambiando davvero le cose nel comparto. Anche in Italia

  • Riccardo Sada
  • 19 September 2026
L'industria della musica elettronica cura se stessa

Foto di @facebook.com/weareMITC/

Per decenni la parola d'ordine nella scena dance è stata resistere: notti infinite, voli continui, telefoni sempre accesi e la convinzione che essere sempre disponibili fosse parte del mestiere. Oggi qualcosa si sta incrinando, e a dirlo non sono soltanto gli artisti sul palco ma soprattutto chi lavora dietro le quinte. Una manager con oltre trent'anni di esperienza come agente nel settore ha raccontato pubblicamente il proprio percorso attraverso il burnout, aprendo una riflessione che sta facendo discutere l'intero comparto della musica elettronica. Secondo la sua testimonianza, la pressione cronica non porta soltanto all'esaurimento: si traduce spesso in ansia, perdita di fiducia, decisioni sbagliate, problemi fisici, tensioni relazionali e, nei casi più gravi, nell'abbandono di una carriera un tempo amata. A pagarne il prezzo, sostiene, sono proprio le persone più capaci, intuitive e appassionate, quelle che l'industria dovrebbe custodire, non bruciare.

Infatti, parlare di salute mentale nell'industria musicale significa anche guardare oltre il singolo individuo. La domanda, sempre più urgente, è quanto organizzazioni e team siano realmente attrezzati per proteggere le persone che lavorano al loro interno. Leda Curti, coach certificata e responsabile dell'Health Group di AFEM (Association for Electronic Music), lavora proprio all'intersezione tra salute, sicurezza, persone e organizzazioni. "Quando parliamo di salute e sicurezza, dobbiamo considerare anche la sostenibilità umana. La responsabilità non può ricadere soltanto sul singolo: deve partire dalle organizzazioni, dai leader e dai team, perché sono loro a creare la cultura in cui le persone lavorano". Per Leda, questo significa ampliare il concetto di Health & Safety: non solo gestione dei rischi fisici e delle emergenze, ma anche creazione di condizioni che permettano alle persone di lavorare in modo sano e sostenibile nel tempo. "In un settore caratterizzato da ritmi intensi, pressione, viaggi e orari irregolari, dobbiamo imparare a riconoscere anche i segnali di stress e di esaurimento. La prevenzione dovrebbe iniziare molto prima che una persona arrivi al limite e il supporto deve essere personalizzato. Non esiste infatti un'unica soluzione: le persone hanno esigenze e livelli di pressione diversi. È importante offrire un supporto concreto e personalizzato, che aiuti ciascuno a sviluppare maggiore consapevolezza, equilibrio e capacità di gestire il proprio percorso".

In questo contesto, il coaching può essere uno strumento complementare al benessere e allo sviluppo personale e professionale. Per artisti e professionisti significa anche poter riflettere sulla propria identità, sulle proprie priorità e sulla direzione che vogliono dare alla propria carriera. "Il coaching offre uno spazio per fermarsi, fare chiarezza e capire cosa deve cambiare. Si può lavorare sulla self-leadership, sulla gestione dello stress, sul focus, sull'energia, sul grounding e sulla capacità di stabilire confini più sani. L'obiettivo è sviluppare strumenti che la persona possa utilizzare anche in autonomia". In un'epoca in cui gli strumenti digitali e l'intelligenza artificiale possono offrire informazioni e supporto immediato, Leda sottolinea però l'importanza della componente umana quando si lavora sul benessere delle persone. "Quando parliamo di salute, benessere e sviluppo personale, la presenza umana resta fondamentale. Avere davanti una persona qualificata, certificata e con esperienza concreta significa poter contare non solo su strumenti e informazioni, ma anche su ascolto, relazione, sensibilità e capacità di comprendere il contesto. Il supporto reale nasce anche da questa connessione umana". Il valore del coaching, quindi, non sta nel fornire risposte preconfezionate, ma nel creare uno spazio di confronto e consapevolezza in cui ogni percorso possa essere costruito intorno alla persona. "Non possiamo eliminare completamente lo stress, ma possiamo imparare a riconoscere i nostri segnali e costruire strategie per proteggere energia, lucidità e benessere. E questo richiede anche il coraggio di fermarsi, chiedere supporto e non aspettare di arrivare al limite".

Il paragone con il mondo del cinema e della televisione è impietoso: mentre quel settore ha sviluppato una cultura più strutturata di tutela e duty of care, la musica sembra ancora indietro. I numeri confermano l'urgenza. Il Looking Glass 2024 del Film and TV Charity segnala che il 35 per cento dei lavoratori di cinema e tv definisce la propria salute mentale scarsa o pessima, mentre il Musicians' Census rileva che il 30 per cento dei musicisti dichiara un benessere psicologico negativo, percentuale che sale al 35 per cento tra chi lavora nella dance music. La pressione, però, non colpisce tutti allo stesso modo: musicisti lgbtq+, artisti con disabilità e creator black riportano livelli di disagio più alti, segno che l'accesso al supporto psicologico resta diseguale. È da questa consapevolezza che nasce l'Electronic Music Executive Stress Management Programme, presentato lo scorso mese durante IMS Ibiza in collaborazione con la Music Industry Therapist Collective CIC. Si tratta di un percorso gratuito di sei mesi rivolto a cinque professionisti dance a inizio o metà carriera, che unisce mentoring individuale, sei sessioni di psicologia della performance, quattro mesi di psicoterapia settimanale con terapeuti specializzati, formazione alla meditazione vedica, psicoeducazione sulla resilienza e una copia dell'audiolibro "Touring and Mental Health: the Music Industry Manual".

Non è un gesto simbolico, ma un intervento preventivo pensato da chi conosce l'industria dall'interno. Sul fronte del supporto diretto agli artisti si muove anche Backline, organizzazione no profit con sede in Colorado, che ha lanciato l'EDM Mental Health Toolkit, una guida gratuita di quasi cinquanta pagine con consigli su alimentazione, riduzione del danno, sobrietà e prevenzione delle ricadute. La cofondatrice Hilary Gleason ricorda che la vita in tour, fatta di notti insonni e voli continui, richiede strumenti su misura, mentre la linea di crisi attiva h24 dell'organizzazione, chiamata B-LINE, ha già ricevuto oltre 250 telefonate dal lancio a gennaio. Tra i contributi alla guida figura anche quello del dj olandese Armin van Buuren, che invita ad abbattere la vergogna legata alla richiesta di aiuto. Nello stesso periodo, la dj Shanti Celeste ha condiviso un documento pensato per raver e dj neurodivergenti che vogliono avvicinarsi alla sobrietà restando parte della vita notturna, mentre Fatboy Slim ha rinnovato il proprio sostegno economico ai laboratori di djing rivolti a persone con problemi di salute mentale gravi, realizzati insieme alla charity Heads On del Sussex Partnership NHS Foundation Trust.

Non mancano infine le buone notizie sul fronte scientifico: uno studio condotto da Music and Movement is Medicine ai londinesi Drumsheds, guidato da Emma Marshall con il professor Paul Dolan della London School of Economics e sostenuto da AlphaTheta e Broadwick Live, ha misurato il battito cardiaco di sessanta persone durante sessioni di ascolto, respirazione e danza, registrando un aumento del 18,5 per cento della variabilità cardiaca durante gli esercizi respiratori, segno di un sistema nervoso più calmo, oltre a una riduzione dell'ansia e un aumento di gioia e connessione sociale. Ricerche precedenti avevano già collegato l'ascolto regolare di musica a un rischio ridotto fino al 39 per cento di demenza in età avanzata, e recuperi più rapidi dopo interventi chirurgici. Il quadro che emerge è chiaro: la scena elettronica, da sempre associata a energia e trasgressione, sta imparando a prendersi cura di chi la fa vivere, sul palco e fuori.

Nata nel 2020 a ridosso della diffusione della pandemia di Covid-19, Soulutions, soluzioni per l’anima” è una casa comune italiana è un’arca per la collettività sopra la quale ogni fondatore e collaboratore ha il suo nome e la sua riconoscibile iniziativa, la sua identità, la sua storia. Soulutions, soluzioni per l’anima è un aggregatore supportato da FIPI, Midance, Santeria, e integrato nella Milano Music Week 2026, di realtà che supportano chi ne ha più bisogno, il fulcro delle buone intenzioni e delle attività a sostegno del prossimo. L'idea è sostenere il benessere e la crescita del settore delle arti e dell’intrattenimento. La dj Simo Shruthi, alias Simona Sottini, è esperta in house a 432 hz e auyrice del libro "DJ House Healer"". La collega specializzata in cristalloterapia è Giulia Regain, poi c'è Marco D’Alò, mental coach esperto in musica. Ogni suo componente ha un suo ruolo, una sua responsabilità, un suo obiettivo. Una casa comune che galleggia nell’oceano delle difficoltà e con cuore aiuta chi è in difficoltà. La speranza è che la musica continui a essere il centro vitale di tutti e che prosegua a essere crescita, condivisione, ricerca, scoperta e infinite opportunità. Quindi, anche in Italia ci si muove.

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