Musica contro l'omologazione: i 20 anni di musica di Lorenzo Fortino
Lorenzo Fortino compie vent’anni di carriera tra DJ set, produzioni, negozio di dischi due etichette indipendenti. A Mixmag Italia racconta il nuovo EP “Connessioni/4” con Francesco Salvadori, l’equilibrio che ha trovato in studio e la forza della perseveranza in un’epoca un po' troppo superficiale.
Aprire un negozio di dischi, gestire due etichette indipendenti, produrre musica in studio e suonare come DJ in Italia e in Europa: Lorenzo Fortino fa tutto questo da Firenze, con la calma e la determinazione di chi sa che le basi solide richiedono tempo.
Ma la calma, per Lorenzo, non è mai stata rinuncia alla velocità interiore. È piuttosto il respiro di chi ha imparato a farsi abitare e scegliere dalla musica. Il suo percorso artistico è diametralmente opposto a quello accademico, piuttosto immerso in radici urbane, tra le strade di Firenze sud, mosso dall'impulso grezzo di un ragazzino che voleva solo suonare e produrre un disco suo. Lorenzo si è messo in gioco in ogni ruolo, con il negozio Isoma, con due label, con la produzione e il DJing, per non tradire quel bisogno primario di restituire alle persone la realtà e la sua visione di musica, usando la sua perseveranza come lucida forma di resistenza contro un sistema che, a suo dire, premia il facile.
Mentre si avvicina al traguardo dei 20 anni di carriera, tra date, lavoro in negozio e studio, è riuscito a trovare un po’ di tempo per raccontarci il suo percorso, unico nel panorama italiano.
Ciao Lorenzo, partiamo dal presente: il 18 aprile esce "Connessioni/4" con Francesco Salvadori. Cosa rappresenta questo disco per te, in un momento in cui stai facendo un bilancio dei tuoi primi 20 anni da DJ?
Questo disco rappresenta molto per me perché esce in un momento importante: sono passati appunto 20 anni da quando è iniziato tutto il percorso. Tanti sacrifici che non si vedono in superficie e che le persone non sanno, perché da fuori si vedono solo i momenti buoni e non quelli difficili, che tengo per me. A volte mi guardo indietro e penso: come ho fatto a creare tutto questo? Il mio sogno iniziale da ragazzino di 17 anni a Firenze Sud era soltanto quello di suonare come DJ e, un giorno, produrre un mio disco. Invece l’ambizione che ho avuto ha fatto sì che siano successe molte più cose buone. Ora che ho raggiunto una maturità tale da essere sempre più consapevole e sicuro di quello che faccio, con un equilibrio che tanto ho cercato, ti dico che è solo un altro punto di inizio per quello che succederà negli anni a venire.
Raccontaci di come è nata questa collaborazione tra te e Francesco e come avete lavorato al disco.
Con Francesco Salvadori, nonostante sia anche lui della provincia di Firenze, ci siamo conosciuti nel 2014 a Berlino, quando anche io vivevo lì. La grafica (di Andrea Guardiani) del disco infatti rappresenta Kottbusser Tor, dove ci siamo incontrati per la prima volta. Poi ognuno ha fatto il proprio percorso e, negli ultimi anni, essendo partito con l’etichetta Connessioni, rivedendoci e parlando, mi era venuta questa idea di fare qualcosa insieme. Sono salito a Berlino nell’agosto del 2024 e siamo stati circa 8 giorni nel suo studio ‘Sweep Audio’. Sessioni belle intense, dove per prima cosa è uscito il singolo “Egal” che abbiamo fatto con la brava cantante Geraldine (con cui farò altri progetti in futuro), e poi traccia dopo traccia è venuto fuori il nostro EP. Quando entro in studio ho sempre una mia idea di base, ma poi cerco di trasportarla nel momento in cui vivo, dalla giornata e dal mood. Voglio creare la musica divertendomi, senza avere addosso pressioni o pesantezza. Quei giorni me li ricordo con piacere: c’era sintonia, ci capivamo al volo, ci siamo trovati bene, ognuno ascoltando e fidandosi dei pareri e consigli dell’altro. Siamo molto soddisfatti di come è uscito, in maniera molto naturale. Francesco, lavorando anche come ingegnere del suono, è molto bravo ed attento ad ogni dettaglio, quindi siamo stati molto focalizzati anche su quello. Appena sarà il momento, faremo sicuramente altre cose insieme.
La tua figura professionale e artistica si articola tra titolare di un negozio di dischi (Isoma), produttore e DJ. Come si intrecciano questi ruoli nella tua quotidianità e nella tua visione?
Questi ruoli fanno tutti parte di me. Il negozio ‘Isoma’ mi ha fatto vedere una prospettiva diversa ed esterna che è servita a strutturarmi meglio riguardo alle etichette Futop Musica e Connessioni, con più conoscenza per fare un disco e pensare a tutto il processo, guardando tutto in maniera dettagliata. Ora, quando faccio uscire un progetto, riesco a vederlo in maniera sia personale che con le orecchie e gli occhi di chi lo ascolta e lo vede in negozio per la prima volta. Capisco se arriva forte e d’impatto da subito, e da lì decido il numero di copie, perché ogni disco ha una sua tiratura in base a tanti fattori che ho in mente e in base alla nicchia, più o meno grande, che possa ascoltare e capire. Come produttore, tutta questa parte di ‘impacchettamento’ non tocca però il lato artistico, perché il concetto e la grafica vengono fuori a disco finito in base alla musica, che sarà sempre la prima cosa e deve essere ‘libera’ da tutto, come il messaggio che ho provato a dare nel pezzo ‘Deep Freedom’ con Brody e la bravissima cantante jazz Veronica Marini, che entrava per la prima volta nel nostro mondo elettronico e l’ha fatto mettendoci la sua stupenda anima. Penso si senta, nei miei/nostri dischi, che faccio sempre quello che voglio: non seguo schemi e non copio nessuno; anzi, preferisco rischiare nel fare sempre qualcosa di diverso e non ripetermi, anche a mio svantaggio. Non ho voglia di fare brutte copie di dischi che ho già fatto e vorrei, ogni volta, cercare l'effetto sorpresa sulle persone per ogni nuovo progetto. La visione che ho come DJ è anche quella pura e maturata in tutti questi anni, sentendomi ora in una versione più completa di me stesso, riuscendo ad esprimere meglio tutti i lati della mia personalità. Mi influenza sicuramente sulle produzioni perché penso a che disco vorrei suonare o ascoltare e che non ho: questo mi permette di entrare in studio più deciso. Questa cosa è fondamentale. Per questo sono sempre molto sicuro di quello che ho in testa quando devo produrre, perché sono nato DJ prima ancora che produttore.
Il tuo percorso è iniziato nel 2005. Poi ci sono state le residenze al Viper Club, al Puro, al Lattex Plus, il periodo a Berlino e Londra. Come ricordi quelle fasi? Cosa ti è rimasto di quelle esperienze?
Sì, nel 2005 ho iniziato a comprare i dischi focalizzato su quello che stavo facendo, ovviamente con gli errori che può fare un ragazzo giovane che va di testa sua. Non ero molto influenzabile, un po’ come ora: questo me lo ricordo molto bene ripensando ai primi momenti che stavo nei negozi di dischi. Al Viper Club a Firenze feci le prime aperture più serie, sentivo ancora un po’ la tensione ma fu formativo. Poi al Puro, un after club chiuso ormai da anni che si trovava in centro a Firenze, a cui ho dedicato anche un EP (digital only), dove suonavo per 6/7 ore fino alle 8 del mattino. È stato un posto che mi è servito per fare molta pratica e dove imparai come dosare bene i dischi nei tempi lunghi. Le esperienze di vita a Londra e Berlino sono state fondamentali per vedere dal vivo molti negozi di dischi, conoscere più musica, frequentare tanti club. Erano comunque ad un altro livello in quegli anni, nonostante in Italia ci fossero state molte più cose rispetto ad ora. Berlino, per averci vissuto in due periodi della mia vita, è una città che sento davvero come casa. Infine, Lattex Plus è stata la residenza più importante perché aprire a tanti DJ molto bravi, italiani ed esteri, qui nella mia città mi permetteva di confrontarmi con persone che stimavo e seguivo; ho imparato molto. Ma ancora suono per loro quando a Firenze viene qualche guest che rispetto e con cui ho un’attitudine simile.
Da quelle esperienze sei passato a creare qualcosa di tuo: prima la Futop Musica nel 2016, poi Isoma nel 2017 e infine Connessioni nel 2022. Cosa ti ha spinto a passare dall'essere un interprete (il DJ) a diventare anche un creatore di opportunità (il negoziante, il label owner)?
Da DJ puoi fare tante cose, ad esempio lasciare DJ set da ascoltare, bei ricordi alle persone di serate, ma avevo bisogno di lasciare qualcosa ancora più personale e fermare dei momenti, per me stesso in primis, poi per chi poteva apprezzare la mia idea di musica. È stata soltanto una necessità che avevo da sempre: quella di arrivare a produrre cose personali e aprire la mia etichetta Futop Musica dove esprimere tutto senza limiti di genere, per ora in ambito elettronico ma un domani chissà. Il negozio era un sogno molto difficile che, per fortuna e grazie al destino, si è realizzato, e da lì poi la seconda etichetta discografica Connessioni, arrivata anche quella in maniera molto naturale nel momento in cui mi sono detto: “Ok, ora sono pronto per fare musica anche con altre persone”. Diciamo che volevo dimostrare di saper lasciare una visione personale di suono prima di collaborare con altri. Ora mi diverto molto anche a produrre con altre persone; sono due cose diverse, stare da soli in studio o collaborare, ma continuano a stimolarmi entrambe.
In un’epoca in cui tutto sembra apparire e scomparire velocemente, tu parli spesso di "perseveranza" e di costruire qualcosa che "rimanga negli anni". Come si fa a mantenere questa rotta senza lasciarsi distrarre dalle mode?
Viviamo in un mondo, oggi nel 2026, talmente finto e superficiale, dove in così tanti fanno qualunque passo solo per interesse, che a volte persone come me, molto dirette e vere, vengono prese per ‘sbagliate’ o fanno quasi paura in questo ‘teatro dell’apparenza’. Amo il lato artistico ‘vero’ sotto qualunque forma, non la mentalità italiana di questi tempi che premia spesso la mediocrità, dove vedo spingere persone senza un minimo di visione che stanno collocate in un ‘reparto musicale di genere’ ben preciso, con zero apertura mentale verso tutte le sonorità, comandate a loro volta da altri personaggi mediocri che non hanno sensibilità verso questa arte e li indirizzano a fare cose facili e scontate piuttosto che rischiare. Non serve a niente questa gente nel nostro settore. Ci vuole passione, curiosità, gusto e cultura prima di tutto, poi bisogna sperimentare sempre: dev’essere un’evoluzione prendendo il meglio dal passato. Purtroppo però, se vedo promoter (underground o più mainstream – li metto sullo stesso piano) condizionati dal ‘contorno’ e non dalla musica, che non sanno nemmeno valutare il percorso di chi hanno davanti, è dura. Come se fossimo tutti allo stesso livello, ma non è così. Se vedo pure DJ veterani che supportano DJ senza talento per tornaconti personali, mi chiedo dove vogliamo andare? Forse sarebbe meglio se tornassero tutti a spingere davvero la musica, non questo ‘sistema’ dove tutti mangiano ma nessuno porta un valore reale.
Questa nazione – in tanti se lo sono scordati – ha creato il gusto, la personalità e la tecnica nel DJing, l'avanguardia e lo stile nella produzione, un movimento underground rispettato in tutto il mondo. Ora stanno facendo passare persone senza un minimo di valore artistico per dei fenomeni. Queste persone prendono soldi dalla musica ma non hanno mai lasciato e mai lasceranno niente alla musica. C’è una grande confusione, ma se continueranno a servire sul piatto questo "modello omologato e standardizzato", l’orecchio del pubblico si abituerà sempre di più ad essere truffato e ad accontentarsi. Vedo anche molte cose positive, sia chiaro: tanti che portano avanti l’attitudine vera per questa cosa e anche alcune realtà giovani che vedo direttamente anche qua nel mio negozio, quando mi rapporto con molte persone che ascoltano davvero e vogliono capire. Per questo mi devo impegnare ogni giorno di più: non voglio contribuire ad alimentare la parte di questo ambiente che ho sempre schifato, casomai voglio combatterla. Nella musica metto la mia vita al 100%, o quello che vedo intorno in maniera più ampia riguardo al mondo. Le persone per cui faccio questo si meritano la realtà, delle idee, degli spunti, una visione, come chi è venuto prima lo ha fatto per me. Rappresento la musica elettronica di ‘strada’ qui a Firenze Sud, perché non vengo da uno studio accademico di questa materia: viene tutto dall’impulso, da quello che provo. Quindi non sarò mai distratto o influenzabile da mode esterne; voglio sempre sfidare la musica, non come questi che al primo compromesso abbassano la testa e si inchinano. Non fa per me quel modo di fare. Ogni giorno capisco un lato del mio carattere o qualcosa dentro di me, e poi devo per forza trasformarlo in suono, che sia nel DJ set o in produzione. È come se studiassi senza volerlo la mia personalità. Tante volte mi fermo a pensare cosa mi abbia spinto ad iniziare, ma mi rendo conto che non l’ho deciso io: era uno sfogo, una necessità, non avrei potuto fare diversamente. Ho capito poi col tempo che sono nato dentro la musica già da quando ero bambino. Questa cosa mi dava e mi dà le più belle emozioni in ogni momento, o trasformava con la creazione qualcosa di negativo in positivo. Quindi mi sento in dovere di rendere tutto questo indietro alle persone nel modo migliore che possa fare.
E questo percorso è stato riconosciuto anche fuori dall’Italia, come dimostra la tua partecipazione al Meakusma Festival in Belgio nel 2024, uno dei festival più importanti per l’avanguardia in Europa. Cosa ha rappresentato per te suonare lì?
Quello è stato il ‘premio’ più bello e meritocratico che potessi avere finora nel mio percorso: suonare ad un festival come il Meakusma, così importante in Europa e di avanguardia di suono, di attitudine, dove conta davvero solo la musica e questa cosa si respira in ogni attimo che sei lì. Come esperienza, penso sia difficile che qualcosa possa stupirmi di più; poi mi auguro che ci siano altri posti così nel mondo, ma quello che ho sentito lì a livello di atmosfera e di interesse delle persone verso i DJ set o live che stavano ascoltando non l’avevo mai visto prima. Era la prima volta che andavo in Belgio e devo dire che c’è veramente una grande cultura musicale.
Nel tuo percorso hai sempre tenuto insieme due anime: la musica da club più fisica e una produzione ambient più meditativa. Racconti che la musica per te è un "bisogno". Come convivono queste due anime in te?
Queste due parti – “club” e “ambient” – fanno parte di me in maniera equa. A volte non è facile far capire alle persone che vanno di pari passo: alcuni mi conoscono per le produzioni più in 4/4, altri per quelle ambient/sperimentali che sono più introspettive o meditative. Per me qualunque produzione ha un’atmosfera, ogni movimento è un suono, ogni rumore provoca una sensazione all’udito. Io cerco soltanto di far diventare ‘immortale’ in una traccia quello che sento in un preciso momento. In certi momenti può essere qualcosa con un ritmo da ballo, altre volte può essere qualcosa che ti porta in un viaggio nella mente o fuori dai pensieri se ti lasci trasportare. Vorrei che le persone capissero questi due lati, perché sono complementari e fanno entrambi parte della mia musica. Escono dalla testa in maniera naturale, non devo forzare nulla perché vivo questi suoni.
Dopo questi primi 20 anni di carriera, cosa possiamo aspettarci? E qual è il prossimo passo per Lorenzo?
Intanto facciamo conoscere meglio questo nuovo disco al mondo. Poi, riguardo alla produzione, ho alcuni EP pronti con altri produttori italiani per Connessioni, un mio album per Futop Musica, un remix per un’altra etichetta italiana ed altre cose che via via usciranno, ma non voglio dare troppe informazioni: lasciamo un po’ di suspance. Sto finalmente facendo uno studio di registrazione in casa, al meglio delle mie possibilità, per velocizzare il processo – e non mi sembra vero dopo tutti questi anni. Da lì, un prossimo passo che voglio fare e a cui sto pensando spesso nell’ultimo anno è sicuramente portare un progetto ‘live’, qualcosa da solo e qualcosa con altre persone, e poi sperimentare sempre di più con la voce, perché è una sensazione troppo forte ed emotiva che non so spiegare ma che ti coinvolge ancora di più dentro il suono. Per quanto riguarda il suonare come DJ, mi sto strutturando per poter fare più date, avendo molte richieste in varie parti del mondo. Rimane una cosa troppo bella per me: cercare dischi nuovi ed usati nei negozi, riascoltarli a casa con calma per conoscerli bene e poi creare ogni volta un viaggio diverso davanti alle persone, prendendo l’atmosfera del posto e giocando con l’intensità. Non si finisce mai di conoscere ed imparare; è per questo che sento la stessa energia di 20 anni fa. Non smetterò mai.
