Palermo Sound: quando la città diventa un festival
Dal 3 al 6 settembre 2026, il centro storico di Palermo si trasforma in un palcoscenico diffuso. Nessun main stage, nessun perimetro recintato: solo musica, bar, chiese, club e una città da attraversare.
C'è un modo radicale di fare un festival che non prevede un'arena, un palco principale o un cancello d'ingresso. Un modo che parte dalla città e ci si adatta, invece di pretendere il contrario. Palermo Sound è esattamente questo: quattro giorni in cui la musica si sposta da un bar all'altro, da una chiesa a un club, da una piazza a uno spazio non convenzionale, chiedendo al pubblico di seguirla.
La prima edizione, in programma dal 3 al 6 settembre 2026, coinvolge oltre 60 artisti in più di trenta eventi distribuiti in oltre venti spazi del centro storico. Bar, live venue, club, luoghi meno battuti del tessuto urbano: il festival li usa per quello che sono, aggiungendo una curatela musicale che li trasforma senza stravolgerli.
DALLA RADIO ALLA STRADA
Palermo Sound non nasce dal nulla. È il passo successivo di Palermo SoundRadio, piattaforma attiva dal 2024 che in due anni ha prodotto oltre trenta contenuti tra video performance, live e dj set girati nei luoghi della città. L'idea era già chiara: raccontare Palermo attraverso la sua musica e le sue connessioni con il territorio. Il festival porta quella stessa visione dalla dimensione video a quella fisica.
A guidare il progetto sono Pietro Settimo Semilia e Francesco Cammalleri (direzione artistica) insieme a Vincenzo Messana (co-founder), con un'ambizione dichiarata: costruire qualcosa che duri e cresca anno dopo anno, partendo dalla mappatura e dalla connessione della scena musicale palermitana per aprirla al dialogo internazionale.
La caratteristica più interessante di Palermo Sound è forse il modo in cui è stato costruito il programma. Non calato dall'alto, ma costruito insieme alla scena: più di venti realtà tra etichette, collettivi, studi e crew, da Castigamatti Records a Subterranea, da Outcast a Terrasonora, da Minus Collettivo a Soletronica, curano direttamente segmenti del programma negli spazi loro affini. Il risultato è una fotografia operativa della scena musicale palermitana contemporanea, distribuita su una mappa urbana.
Come raccontano i fondatori: «Il punto di partenza è la scena musicale di Palermo: vogliamo mapparla e connetterla, creare legami tra le realtà della città e aprirle al dialogo internazionale. È dalle connessioni che nasce la crescita culturale.»
La struttura del festival segue un ritmo preciso che scandisce le giornate:
Le listening session (18.00–22.30) animano i bar del centro storico con dj set e selezioni musicali curate dai collettivi cittadini. Subterranea, Sintesi Collective, Outcast, Rawchic, Quinoa Experience, Fatwax, Castigamatti e Obliq sono solo alcuni dei nomi che si alternano in spazi come Punk Funk, Castigamatti, Chiasso, Link e Ai Giudici. Tutte a ingresso libero.
I concerti occupano le live venue in fascia serale. E qui il festival gioca la sua carta più affascinante: portare la musica in luoghi che di solito non ospitano concerti. Case Professa, il Noviziato dei Crociferi, Palazzo Bonocore, l'Ecomuseo Mare Memoria Viva, il Bellini: chiese e palazzi storici diventano palcoscenici.
Le serate (23.00–5.00) nei club chiudono le giornate. Al Kalhesa e ai Candelai, il format PMOS Invites affianca crew e selector palermitani a ospiti internazionali.
Il cartellone mescola nomi di richiamo internazionale e realtà locali con una coerenza rara.
Ad aprire il festival, giovedì 3 settembre a Casa Professa, è Jorge Luis Pacheco, pianista cubano vincitore di due premi al Montreux Jazz Piano Solo Competition 2014 presieduto da Quincy Jones, con collaborazioni che vanno da Wynton Marsalis ai musicisti del Buena Vista Social Club.
Venerdì 4, a Palazzo Bonocore, sale sul palco Chris Obehi con la sua full band. La sua storia è già di per sé un racconto: nato in Nigeria, raggiunge Lampedusa nel 2015 e si stabilisce a Palermo, dove l'incontro con la musica di Rosa Balistreri lo porta a reinterpretare Cu Ti Lu Dissi con milioni di visualizzazioni, per poi registrare a Lagos con gli Egypt 80 di Seun Kuti.
Sabato 5, all'Ecomuseo, Alessandro Presti (trombettista del Roberto Gatto Quartet) presenta Music for Voice, Winds and Strings, co-produzione con The Brass Group e Insulae Lab di Paolo Fresu. Nello stesso giorno, al Noviziato dei Crociferi, si alternano Yulan (alt-pop di paesaggi elettronici) e il pianista Alessio Masi, diplomato alla Manhattan School of Music.
Tra gli altri nomi: Niveo in chiusura domenica al Bellini, Sassy J (DJ e curatrice svizzera) al Kalhesa venerdì, e un'intera sezione dedicata al jazz con formazioni come il Qanat Trio, Gianni Gebbia, Carla Restivo, Giorgia Meli e Arabella Rustico.
Non mancherà ovviamente la musica elettronica nella sua forma più pura, che durante le nottate riempirà i club di Palermo con DJ internazionali come Christian AB, Bobby, Denaila, Bakked, Munir Nadir, Paul Lution, Chris Gorrie, Mari.Te
Palermo Sound non si ferma al suono. Il festival apre a linguaggi vicini con una mostra fotografica dell'archivio Palermo Sound realizzata con Kamera Photo Lab (Ojdå), un'installazione sonora di Federico Pipia (Minus Collettivo) al Bunker Antiaereo e un'exhibition di Riccardo Corda alle Officine Bellotti.
Il Giardino dei Giusti funge da hub del festival: punto informazioni e luogo di ritrovo per il pubblico.
Palermo Sound è un festival che si prende un rischio. Invece di puntare su headliner internazionali per garantire un richiamo immediato, preferisce valorizzare i suoni, le identità e le energie che alimentano la città, dando spazio a chi produce musica e cultura anche lontano dai circuiti più visibili. Lo fa con un format che ribalta la logica del festival concentrato in un unico sito, affidando la curatela alla rete e chiedendo al pubblico di attraversare la città.
Quattro giorni per scoprire che Palermo, a settembre, suona così.
INTERA PROGRAMMAZIONE E TICKET QUI: https://palermosound.it/
