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Rebirth 20: un disco speciale per i 20 anni della label

Un doppio vinile tra Alva Noto e Glenn Underground. Ma il vero cuore di “Rebirth 20” sono i disegni che Daniele ‘Shield’ Contrini fece da bambino, custoditi per una vita da sua madre e restituitigli prima dell’addio. L’abbiamo incontrato per parlare di musica, memoria e rinascita, senza filtri.

  • Alessandra Sola
  • 11 May 2026
Rebirth 20: un disco speciale per i 20 anni della label

Un doppio vinile per celebrare vent'anni di musica underground, un ponte tra generazioni che vede coinvolti nomi come Alva Noto e Glenn Underground. Ma il vero protagonista del "Rebirth 20" è un’altra cosa: una serie di disegni che Daniele Contrini realizzò quando aveva tre o quattro anni, conservati per una vita da sua madre e restituitigli poco prima che lei se ne andasse. Oggi quei segni infantili diventano simbolo del futuro della label bresciana. L'abbiamo incontrato per parlare di tutto questo, senza filtri.

Ciao Daniele e benvenuto su Mixmag Italia. Se per te va bene partiamo da ciò che è più personale, intimo e sorprendente in questo progetto: l’artwork. Raccontaci di quei disegni di quando avevi tre o quattro anni e cosa hai provato quando tua madre te li ha restituiti prima di lasciarvi.

Ciao, grazie per l’invito.

Sì, è probabilmente la parte più personale e autentica del progetto. Quei disegni li avevo completamente dimenticati. Mia madre li ha custoditi con cura per tutta la vita e me li ha restituiti poco prima di andarsene. È stato un momento molto intenso, che ha sprigionato emozioni contrastanti: da un lato la tristezza per quello che stavamo vivendo, dall’altro la memoria, e la curiosità di capire cosa mi muoveva da bambino.
Sono segni primitivi: strutture verticali, elementi naturali, colori molto accesi, e io al centro, piccolo, in un mondo che percepivo enorme. I raggi del sole erano sempre stati presenti, poi sono diventati il simbolo di Rebirth.
Guardando questi disegni ho capito che, in fondo, non ho mai smesso di creare. Sono diventati il cuore emotivo di questo progetto, simbolo delle mie origini creative: un punto di partenza, qualcosa che esiste prima ancora di qualsiasi costruzione artistica o carriera.

Come sei passato dall’idea di utilizzare quei disegni come copertina alla loro trasformazione in arte visiva per un progetto di musica dance? C’è stato un momento esatto in cui hai capito che dovevano essere loro il volto di "Rebirth 20"?

Non c’è stato un momento preciso, è stato un processo naturale. Lavorando al progetto dei 20 anni mi sono reso conto che quei segni avevano una forza che oggi non sarei riuscito a comunicare in altro modo. Non sono grafiche “costruite”, ma sono “vere”, ed è proprio per questo che funzionano. A quel punto è diventato chiaro che dovevano essere il volto del progetto.

Dieci anni fa festeggiavate il primo decennio con una compilation curata da Larry Heard. Oggi, invece, il baricentro si è spostato su un’eredità totalmente personale. È una scelta consapevole per segnare un prima e un dopo?

Sì, è una scelta consapevole. Il progetto dei 10 anni era più legato a un riconoscimento esterno, con una figura come Larry Heard. Oggi ho sentito l’esigenza di riportare tutto a un livello più interno, più essenziale. Non tanto celebrare un percorso, quanto ridefinire da dove ripartire.

Abbiamo ascoltato l’anteprima: la compilation spazia dalla minimal electronica alla deep house di Detroit. Quando hai selezionato le tracce e gli artisti (da Alva Noto a Glenn Underground, passando per Terrence Parker), hai cercato un fil rouge che dialogasse con l’idea di "rinascita"? O sei partito da un’intuizione strettamente musicale?

La selezione è frutto di una scelta stilistica musicale, ma con un’idea precisa di fondo. Non volevo fare la “classica compilation”, ma mettere insieme linguaggi diversi che fanno parte dell’identità della label. In questo senso l'album è un dialogo tra generazioni. Ho invitato artisti diversi tra loro a reinterpretare brani chiave del catalogo: Glenn Underground, Terrence Parker, Alva Noto sono accostati a nuovi talenti come Makèz, Cromby, Cengiz, Dj Babatr e altri.
La seconda parte, che uscirà a luglio, sarà invece più focalizzata sugli artisti interni alla label, quelli che hanno contribuito a costruire questo percorso nel tempo.

Il progetto è uscito in vinile per il Record Store Day, per poi arrivare in digitale a giugno e luglio, quasi fosse un’uscita a episodi. È una strategia per rallentare i tempi del consumo musicale e restituire importanza all’ascolto profondo?

Sì, in parte. Il vinile ha un suo ritmo, più lento, ma anche più duraturo. Il digitale è immediato e più veloce da consumare. Son due modi diversi di fruire dello stesso progetto. Mi interessava evitare l’idea di un’uscita “consumata” tutta in un momento.
Promuoveremo il disco anche attraverso una serie selezionata di eventi in Europa, il primo sarà il 20 maggio a Londra al BBE Store.

C’è un artista o un remix in particolare, tra quelli presenti, che senti più vicino a questo concetto di "maternità artistica"? Un pezzo che in qualche modo "abbraccia" il senso più profondo del progetto?

Più che una singola traccia, direi che è l’insieme a funzionare in quel senso. Ci sono però alcuni contributi che hanno una dimensione più emotiva, più profonda, che vanno oltre il semplice contesto club. Musica con identità, con anima e che può durare nel tempo.

Chiuderò con una domanda un po’ più lieve, ma non troppo. Negli ultimi anni avete curato progetti come il postumo "Paraíso" di DJ Alfredo, un’operazione carica di pathos. Dopo un’esperienza del genere, mettere su "Rebirth 20" ha rappresentato un contrappasso emotivo o un naturale proseguimento?

È stato un passaggio importante. “Paraíso” era un progetto legato a una figura, DJ Alfredo, e a un momento musicale storico preciso. “Rebirth 20” è diverso, ma in un certo senso può essere una continuazione: cambia il punto di vista, ma resta l’idea di lavorare su qualcosa che porta un valore più ampio, che va oltre la singola release.

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