Sounds Market: la seconda vita del DJ gear
La piattaforma fondata da Pau Agustí, Guillem Batalla e Jordi Agustí ripensa il mercato dell’usato professionale attraverso riparazioni, garanzie e logistica protetta.
Un CDJ può apparire perfettamente funzionante, ma avere i cuscinetti della jog wheel da sostituire. Un mixer può accendersi senza problemi, ma presentare fader usurati o un controllo compromesso da anni di utilizzo. In altri casi, il guasto si trova sulla scheda madre di una macchina fuori produzione, per la quale anche reperire un ricambio diventa parte del lavoro.
È su questi dettagli, difficili da valutare attraverso un annuncio, che Sounds Market ha costruito il proprio modello.
La piattaforma nasce a Barcellona dall’esperienza di Pau, Guillem e Jordi, tre soci accomunati dalla musica e da una frequentazione diretta del mercato dell’usato. Oggi combina due attività: da una parte il marketplace tra privati, con pagamento protetto e gestione delle spedizioni; dall’altra l’acquisto, il ricondizionamento e la vendita di attrezzature certificate dal team tecnico, accompagnate da dodici mesi di garanzia.
Non un’alternativa ideologica al mercato del nuovo, quindi, ma una filiera specifica per apparecchiature che continuano ad avere una funzione professionale e un valore concreto per DJ, producer, club e rental company.
A spiegare a noi di Mixmag Italia come Sounds Market sia arrivata a questa formula è Pau, uno dei tre fondatori.
Il progetto non nasce direttamente attorno a lettori, mixer e giradischi. All’inizio, il riferimento dei fondatori è il mercato più ampio degli strumenti musicali.
«Due dei fondatori suonavamo la chitarra in una band e ci rivolgevamo continuamente al mercato dell’usato per rinnovare l’attrezzatura e cercare accessori», racconta Pau.
«Parliamo di molti anni fa: in quel momento esistevano forum online con annunci per comprare e vendere, ma non c’era nessuna piattaforma di riferimento specializzata nell’usato, capace di ispirare fiducia e con un’usabilità moderna e adatta agli smartphone».
Prima di iniziare, i tre soci decidono di verificare che quella necessità non fosse soltanto personale.
«Realizzammo un sondaggio a cui risposero più di 500 musicisti, il 98% dei quali ci disse che avrebbe utilizzato un’app specializzata nella compravendita di strumenti usati. Eravamo giovani e incoscienti, così progettammo un’app e risparmiammo il possibile per pagare un programmatore freelance che la sviluppasse».
La prima versione di Sounds Market includeva molti più servizi: compravendita, lezioni, affitto di strumenti e spazi dedicati alla musica. Una struttura estesa, difficile da sostenere per una società ancora agli inizi.
«Questo fu uno dei nostri primi errori, e una delle nostre prime lezioni. Non puoi cercare di occuparti di troppe cose quando arrivi sul mercato e hai pochissime risorse. Abbiamo trascorso anni cercando di portare avanti l’idea di business iniziale, ma non c’è stato modo di farla funzionare. Nel 2020 abbiamo chiuso l’app e siamo rimasti soltanto un sito web, mentre nel 2021 siamo stati molto vicini a chiudere completamente l’azienda».
La direzione definitiva arriva osservando l’utilizzo reale della piattaforma. Gli utenti che stavano generando maggiore attività non erano necessariamente quelli immaginati nella fase iniziale.
«Ci siamo accorti di qualcosa che ha cambiato tutto: quella piattaforma che avevamo creato pensando ai chitarristi veniva utilizzata dai DJ per comprare e vendere attrezzatura tra loro».
Con l’aumento delle transazioni emerge però una criticità precisa: stabilire le condizioni tecniche effettive delle macchine.
«In molti casi, questi prodotti presentavano qualche tipo di problema tecnico del quale il compratore si lamentava dopo aver ricevuto l’ordine. Era una situazione molto ingiusta per l’acquirente, perché a volte aveva pagato molti soldi per il prodotto. Contemporaneamente, i venditori non erano consapevoli del problema segnalato e quindi non capivano perché il compratore si stesse lamentando. Insomma, un caos».
La soluzione sviluppata da Sounds Market cambia la natura stessa dell’azienda.
«Abbiamo deciso di iniziare ad acquistare direttamente l’attrezzatura da DJ di seconda mano pubblicata sul nostro sito, revisionarla a fondo, ripararla e successivamente rivenderla offrendo un anno di garanzia. Dopo pochi giorni ci è apparso chiaro che quella fosse la strada da seguire. Il resto è storia».
La specializzazione nel DJ gear non nasce soltanto da una valutazione commerciale.
«Tutti e tre i soci siamo sempre stati appassionati di musica elettronica. All’epoca eravamo DJ per hobby oppure producevamo musica elettronica per conto nostro, quindi la nuova direzione che stavamo prendendo ci motivava moltissimo».
Sounds Market dichiara oggi 100.000 utenti registrati in Europa. La Spagna resta il primo mercato, anche per ragioni geografiche e storiche, ma la piattaforma ha sviluppato una presenza crescente in Italia, Francia e Germania.
«Siamo nati come startup tecnologica, ma oggi ci considero piuttosto un attore essenziale nell’ecosistema del DJing», spiega Pau. «Siamo una possibilità diversa all’interno del mercato: accanto alla compravendita tra privati e ai tradizionali canali retail, offriamo uno spazio nel quale comprare, vendere e rinnovare attrezzatura professionale con un controllo tecnico e un’assistenza dedicata».
Il punto centrale è il passaggio dall’annuncio alla verifica fisica del prodotto. Nel sistema Certified, l’attrezzatura viene controllata, diagnosticata, riparata quando necessario e testata nuovamente prima della vendita.
Alla domanda su quale professione descriva meglio questo lavoro, Pau sceglie un’immagine precisa: «Siamo chirurghi mossi dall’arte».
«Migliaia di pazienti, ovvero attrezzature da DJ, sono passati dalle nostre mani per prolungare la propria vita. Siamo specializzati nel controllare ogni prodotto, diagnosticare ciò che non funziona e capire di cosa ha bisogno per poter continuare a essere utilizzato con delle garanzie».
Il ricondizionamento, sottolinea, non dipende dall’intuizione del singolo tecnico, ma da un metodo.
«Il processo di certificazione e ricondizionamento è pura metodologia, messa al servizio di tutti quei DJ che si affidano a noi per continuare ad attrezzarsi e progredire nelle proprie carriere artistiche».
La descrizione “in buono stato” utilizzata negli annunci non coincide sempre con il risultato di un controllo tecnico completo.
«La maggior parte delle attrezzature che ci vengono vendute è in “buono stato” secondo il venditore, ma la realtà è che spesso troviamo problemi che dobbiamo risolvere».
Non necessariamente per malafede. Molti difetti richiedono strumenti, ricambi e competenze che un normale utilizzatore non ha a disposizione.
«Bisogna partire dal presupposto che la maggior parte dei DJ non possiede né i pezzi di ricambio, né gli strumenti, né le conoscenze necessarie per riparare l’immensa maggioranza dei problemi che incontriamo».
Sui lettori digitali, alcune componenti vengono sottoposte a un carico meccanico continuo.
«Nei CDJ gli errori più comuni riguardano i pulsanti, come Play, Cue e Track Search, e i cuscinetti delle jog wheel, che spesso fanno rumore oppure si sono rotti e devono essere sostituiti».
Nei mixer, invece, l’usura tende a concentrarsi sui controlli utilizzati più frequentemente.
«È molto comune che i fader non funzionino perfettamente oppure che il knob Level/Depth degli effetti sia stato utilizzato in maniera particolarmente intensa, soprattutto su mixer professionali impiegati con continuità».
Anche un intervento considerato ordinario richiede diverse fasi.
«Bisogna effettuare la prima revisione del prodotto, individuare il problema, aprire la macchina, sistemarla, richiuderla e controllarla nuovamente».
La complessità aumenta quando si lavora su modelli fuori produzione.
«Ogni tanto incontriamo guasti più gravi, come quando si rompe una scheda madre appartenente a un modello fuori catalogo da più di dieci anni e diventa difficile trovare il ricambio».
Dentro le macchine, poi, non arrivano soltanto polvere e residui compatibili con anni di booth.
«Per quanto riguarda le cose più inaspettate, credo che sia meglio non raccontarne alcune. Diciamo però che ci è capitato di trovare certe sostanze e persino degli insetti all’interno di alcune apparecchiature inviateci dai clienti».
Tra le macchine passate dal laboratorio di Sounds Market c’è una Roland TR-909 conservata per oltre vent’anni all’interno di una discoteca chiusa a Valencia. Una drum machine che non ha bisogno di molte presentazioni: introdotta da Roland negli anni Ottanta, è diventata parte strutturale del suono house e techno. Nel caso arrivato a Sounds Market, le buone condizioni estetiche nascondevano un quadro tecnico molto più complesso.
«I proprietari che ce l’hanno venduta ci avevano detto che funzionava tutto correttamente. Esteticamente, in effetti, era in ottime condizioni. Una volta aperta, però, la diagnosi è stata diversa. Abbiamo visto che la scheda era rotta e abbiamo dovuto ricostruirla completamente, oltre a effettuare altre riparazioni in diverse aree, per esempio sull’alimentatore».
Terminato l’intervento, la TR-909 è stata acquistata da un DJ e producer conosciuto in Spagna.
«Abbiamo potuto vedere quanto lo avessimo reso felice, perché oggi non è affatto comune trovare una Roland TR-909 in buone condizioni sia estetiche sia funzionali».
Non è stato l’unico pezzo particolarmente raro trattato dall’azienda. Dal laboratorio sono passati anche una Roland TR-808 e alcuni giradischi Technics diventati oggetti da collezione, tra cui gli SL-1200GLD, edizione limitata a 3.000 unità prodotta nel 2004, e gli SL-1210M5G.
«Sono prodotti che a volte ci danno molto lavoro, ma che siamo particolarmente felici di ricevere».
Una parte consistente del catalogo di Sounds Market è composta da attrezzature utilizzate per lavoro. La questione del prezzo non può quindi essere separata da quella del rendimento, della durata e dell’eventuale rivendibilità.
«Molti dei nostri clienti sono professionisti o DJ di livello avanzato, oppure club e locali che hanno bisogno di attrezzatura professionale, o ancora aziende che noleggiano DJ gear».
In questo contesto, un lettore o un mixer non viene valutato come un semplice prodotto di consumo.
«Normalmente, chi compra da noi sta acquistando un prodotto che utilizzerà per il proprio lavoro e dal quale otterrà un rendimento».
Alcune apparecchiature, se mantenute correttamente, conservano una parte significativa del proprio valore. In casi specifici, soprattutto per serie limitate o modelli particolarmente richiesti, possono diventare anche pezzi da collezione.
«Sia che tu sia un DJ per hobby sia che tu sia un professionista, vendiamo prodotti che, quando vengono trattati bene, si svalutano molto poco nel mercato dell’usato. Potrebbero persino aumentare di valore con il passare degli anni, come accade con alcuni modelli di giradischi Technics».
Il ricondizionato consente inoltre di accedere a diverse fasce di prodotto e a generazioni precedenti di hardware professionale.
«Un DJ può volere una coppia di CDJ senza avere necessariamente il budget per acquistare l’ultima configurazione disponibile. Nel nostro catalogo può trovare modelli precedenti che continuano a svolgere perfettamente la funzione per cui sono stati progettati».
Il punto non è stabilire una gerarchia tra generazioni diverse, ma permettere a ciascun utente di scegliere l’attrezzatura più adatta al proprio budget, alle proprie necessità tecniche e al tipo di utilizzo previsto.
La garanzia annuale è uno degli elementi che distinguono i prodotti Certified dalla compravendita diretta tra privati.
«Abbiamo notato un cambiamento nella mentalità dei clienti. Per molti DJ in Spagna siamo già una delle prime opzioni da considerare».
A incidere sono la disponibilità di modelli diversi, la presenza di apparecchiature fuori produzione ma ancora richieste e il lavoro di controllo svolto prima della vendita.
«C’è molto passaparola. Molti DJ comprano da noi perché siamo stati consigliati da altri e ci è stato detto diverse volte: “Compro da voi perché è quello che fanno tutti”».
Anche nei mercati in cui Sounds Market è arrivata più recentemente, come quello italiano, Pau osserva un tasso di ritorno elevato.
«Il cliente che già ci conosce e che ha comprato o venduto dell’attrezzatura attraverso di noi è molto propenso a tornare, perché è rimasto soddisfatto».
Il ricondizionato tecnologico, del resto, non è più un segmento marginale. È un mercato trasversale, sostenuto sia da ragioni economiche sia da una maggiore attenzione alla durata dei dispositivi. C'è da dire, però, che l’attività Certified non ha sostituito la funzione originaria di Sounds Market. Il marketplace continua a permettere agli utenti di pubblicare annunci e concludere vendite direttamente tra loro.
La piattaforma interviene però nella gestione del pagamento, dell’imballaggio e della spedizione.
«Ogni giorno vengono pubblicati, comprati e venduti prodotti attraverso il nostro pagamento protetto e la nostra logistica».
Per Pau, è soprattutto quest’ultima a distinguere il servizio da un normale sito di annunci.
«Prima di spedire qualsiasi cosa, ogni venditore deve mandarci le fotografie di come ha imballato il prodotto, che può essere molto fragile e costoso. Finché non diamo il nostro via libera, il corriere non effettua il ritiro».
Il controllo prosegue dopo la consegna.
«Dopo aver ricevuto l’ordine, il compratore ha 48 ore di tempo per verificare che tutto funzioni correttamente. Quando non è così, gestiamo la restituzione».
A questo si aggiunge l’assistenza durante la trattativa e nelle fasi successive alla vendita.
«Offriamo un’attenzione personalizzata durante tutto il processo e questo dà ulteriore fiducia sia ai venditori sia ai compratori».
La presenza di Pioneer DJ, oggi parte del marchio AlphaTheta, è particolarmente rilevante nel catalogo di Sounds Market. La ragione è legata alla diffusione del brand nelle consolle professionali e alla familiarità richiesta ai DJ che si esibiscono in club, festival e venue differenti.
«Si tratta dello standard del settore. I DJ vogliono suonare con Pioneer DJ non soltanto per la qualità dei prodotti, ma perché è quello che trovi in moltissime consolle in qualsiasi parte del mondo. È quindi necessario conoscere l’usabilità delle sue macchine».
La centralità di uno standard non rende però uniforme il mercato.
«Denon DJ porta avanti da anni una proposta molto competitiva. I mixer Allen & Heath continuano a essere i preferiti di molti DJ techno e, per quanto riguarda i giradischi, Technics resta il re».
Il mercato dell’usato registra con particolare chiarezza la durata delle diverse piattaforme tecnologiche. Modelli appartenenti a generazioni differenti possono continuare a essere richiesti per la disposizione dei controlli, la familiarità del workflow, la compatibilità con determinate configurazioni o la solidità dimostrata nel tempo.
Nel frattempo, i sistemi all-in-one, l’integrazione software e i display touch stanno ampliando le possibilità operative del DJing. Per Sounds Market, l’evoluzione tecnologica e la permanenza dei modelli precedenti non sono fenomeni incompatibili: rispondono a utenti, budget e modalità di lavoro differenti.
Il compito della piattaforma è intervenire nella fase successiva, quando un’apparecchiatura cambia proprietario e deve essere valutata nelle sue condizioni reali.
Il ricondizionamento prolunga la vita operativa di dispositivi elettronici complessi, ma Sounds Market non ha ancora tradotto questa attività in una stima complessiva delle emissioni o dei materiali risparmiati. Il dato interno su cui preferisce concentrarsi è più diretto.
«Abbiamo ricondizionato e prolungato la vita di migliaia di prodotti, alcuni dei quali, nelle condizioni in cui sono arrivati, erano destinati a non essere più utilizzati. Gli studi dell’ADEME, l’Agenzia francese per la transizione ecologica, dedicati all’impatto ambientale delle apparecchiature elettroniche ricondizionate, concludono che il ricondizionamento delle apparecchiature elettroniche può ridurre tra il 40% e il 90% dell’impatto ambientale annuale rispetto alla produzione di un prodotto nuovo equivalente».
Le percentuali cambiano in base alla tipologia di dispositivo, alla durata della seconda vita, ai ricambi utilizzati, alla provenienza delle macchine e al luogo in cui avviene la lavorazione. Il principio resta quello di estendere il ciclo di utilizzo di un prodotto già esistente, limitando la necessità di sostituirlo prima che abbia esaurito la propria funzione tecnica.
Nel caso di Sounds Market, la sostenibilità non viene trattata come un reparto separato del progetto. È incorporata nel modello economico: acquistare una macchina, ripararla e rimetterla in circolo.
L’accessibilità è un altro effetto della disponibilità di hardware professionale ricondizionato. Non soltanto per chi lavora già nel settore, ma anche per i DJ che stanno costruendo la propria prima configurazione.
«Riceviamo ogni giorno moltissimi complimenti e ringraziamenti. Grazie a noi, tanti DJ sono riusciti ad avere l’attrezzatura che cercavano».
Pau preferisce non fare nomi, ma ricorda alcuni percorsi seguiti a distanza attraverso gli ordini.
«Conosciamo diversi DJ che hanno comprato da noi la loro prima controller, il loro primo mixer oppure la loro prima coppia di CDJ e che, dopo alcuni mesi, abbiamo visto esibirsi su grandi palchi davanti a migliaia di persone».
Il risultato artistico resta naturalmente nelle mani di chi utilizza quelle macchine.
«È qualcosa che riescono a ottenere in pochissimi, ma siamo felici di sapere di averli accompagnati lungo quel percorso».
Per i tre fondatori, questa relazione con gli utenti costituisce anche un indicatore del lavoro svolto.
«Crediamo di stare portando qualcosa di positivo nel settore. È molto bello vedere le reazioni dei nostri clienti e, allo stesso tempo, questo ci motiva a fare sempre di più e a migliorare il nostro lavoro. Le valutazioni che abbiamo su Trustpilot e Google raccontano il resto».
Nel DJing, l’arrivo di una nuova tecnologia non cancella automaticamente quelle che l’hanno preceduta. Le consolle cambiano, i software si aggiornano e i formati evolvono, ma il mercato continua a ospitare strumenti appartenenti a epoche diverse. Per Pau, il punto è scegliere una configurazione sulla base del proprio utilizzo.
«Alla fine si tratta di mixare musica, divertirsi e fare ballare le persone, qualunque sia il tuo stile».
Questo non significa negare il valore della ricerca e dello sviluppo portati avanti dai produttori, né ignorare le possibilità offerte dalle nuove generazioni di hardware. Significa riconoscere che non tutti i DJ hanno le stesse esigenze e che una macchina già utilizzata può continuare a essere pienamente adeguata in un’altra consolle, in uno studio o nella configurazione di un artista.
«Siamo qui per spiegare che esiste anche un altro modo di fare le cose. Al pubblico non interessa necessariamente sapere quale generazione di CDJ stai utilizzando. Conta ciò che fai con la musica».
Sounds Market lavora precisamente su questo passaggio: stabilire se una macchina è ancora in grado di fare bene il proprio lavoro e, quando non lo è, capire se può tornare a farlo.
