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South Berlin: lo studio di Tufara Valle dove il suono diventa spazio

Nato da un’idea rimasta in sospensione per oltre vent’anni, South Berlin è oggi uno studio di registrazione e polo creativo nel cuore del Sannio, dove sostenibilità, tecnologia immersiva e visione condivisa ridefiniscono il rapporto tra suono, spazio e comunità.

  • Alessandra Sola
  • 19 February 2026
South Berlin: lo studio di Tufara Valle dove il suono diventa spazio

Ci sono progetti che nascono nel momento in cui vengono pronunciati ad alta voce e altri che, prima di trovare un linguaggio che possa riflettere a pieno la loro anima, attraversano anni di sedimentazione silenziosa, come se avessero bisogno di misurare il tempo prima ancora di misurare lo spazio.

South Berlin appartiene a questa seconda categoria. Per oltre vent’anni ha vissuto nella forma di un’idea custodita, qualcosa che Alessandro Russo, nome all'anagrafe di Evod, aveva immaginato con una precisione quasi ostinata, pur sapendo che non esistevano ancora le condizioni per renderla concreta. Non si trattava semplicemente di aprire uno studio di registrazione, ma di costruire un luogo in cui la produzione musicale potesse convivere con una certa idea di benessere, di cura e di responsabilità verso chi quello spazio lo avrebbe attraversato.

Quando nel 2019 Alessandro decide di condividere questa visione con Davide Maio, in arte Divide, ciò che accade non ha il tono dell’entusiasmo improvviso, quanto piuttosto quello del riconoscimento. Davide, laureato in Tecnico del Suono e Musica Elettronica, aveva già incrociato il suo percorso con quello di Evod qualche anno prima, quando con il progetto Syntaxism aveva pubblicato un EP su Evod Music, l'etichetta di Alessandro. Da quell’incontro professionale era nata un’amicizia e una collaborazione che nel tempo si era consolidata, fino a rendere naturale un passo ulteriore.

La sorpresa non sta tanto nell’idea di lavorare insieme, quanto nella scoperta di aver immaginato, ciascuno per conto proprio, un luogo che rispondeva alla stessa necessità. South Berlin prende forma in quel punto di convergenza, dove due traiettorie trovano una direzione comune e decidono di assumersene la responsabilità.

Attorno a loro si aggregano nel tempo altre figure che arrivano per rafforzare una visione. Federico Mignone, dietro i piatti Bastiano, giovane DJ e produttore, oggi impegnato nella gestione della logistica del South Berlin e del suo negozio di dischi Farmacia Sonora, Filippo Buono, con oltre vent’anni di esperienza, che scelse di trasferire il suo Monolith Audio Lab all’interno della struttura, contribuendo a consolidarne la dimensione tecnica e progettuale, e Antonio Trabacchino che con un'accurata selezione porta i capi della sua Officina del Vintage all'interno dei mercati sonori di South Berlin, giornate di vendita di dischi, libri e abbigliamento con immancabili DJ set. L’impressione è quella di un nucleo che si espande per affinità, dimenticando le classiche logiche strutturali.
È in questo intreccio che l’anima di South Berlin comincia a delinearsi. come una tensione costante verso un equilibrio tra attesa e urgenza creativa, tra memoria e presente.

“L’anima di South Berlin è la sintesi tra un’attesa ventennale e l’urgenza creativa del presente”, raccontano Alessandro e Davide. “È un luogo dove il tempo sembra essersi fermato per permettere alle idee di diventare strutture tangibili. Non siamo solo uno studio, ma un organismo vivente.”

Questa definizione arriva dal fatto che la costruzione del South Berlin ha riguardato prima di tutto ciò che non si vede immediatamente. Non l’estetica delle sale, ma la qualità dell’aria. Non l’impatto visivo delle strutture, ma la loro capacità di restituire energia invece di sottrarla.
Dopo anni trascorsi tra studi di registrazione e club, Alessandro e Davide avevano imparato a riconoscere una sensazione ricorrente, difficile da nominare ma evidente nel corpo: quella stanchezza che non dipendeva dalle ore di lavoro, ma dall’ambiente stesso.

“Avendo frequentato per oltre vent’anni studi di registrazione, club e spazi culturali, abbiamo riscontrato spesso le medesime criticità. Secondo la nostra visione, il limite principale risiede in una gestione errata degli ambienti: spesso ci si imbatte in un’aria ‘pesante’ e poco salubre, causata dall’uso di materiali nocivi, come la lana di roccia o la lana di vetro.”

Da questa consapevolezza nasce la scelta di costruire lo spazio in modo diverso, trasformando la sostenibilità in una questione strutturale prima ancora che etica.

“Per noi, sostenibilità significa innanzitutto tutelare la salute e il benessere acustico attraverso un ambiente puro, privo di materiali nocivi e trattato professionalmente. South Berlin si sviluppa su una superficie di 570 mq suddivisi in 8 aree e coniuga materiali ecosostenibili come l’MDF ignifugo accoppiato a fibra di legno naturale a tecniche costruttive d’avanguardia.”

Parlando con Alessandro e Davide si capisce subito che le specifiche non sono un dettaglio accessorio, ma parte integrante della visione del progetto.

“Grazie all’impiego di fibra di poliestere riciclata garantiamo un isolamento termo-acustico eccellente e una resa sonora impeccabile. Le diverse profondità dei pavimenti in lana minerale purificata, da 5 a 15 cm, permettono un controllo preciso delle basse frequenze, mentre i sistemi di aerazione fonoisolanti assicurano un ricircolo costante dell’aria.”

L’effetto finale non riguarda soltanto la precisione del suono, ma la permanenza nello spazio e nell'incisione.

“Il risultato è un ambiente dal microclima ideale e dai riverberi naturali, impossibili da replicare con qualsiasi software o plugin.”

Ogni scelta dietro South Berlin non può essere definita casuale, tanto meno lo spazio in cui è stato costruito. Il progetto, infatti, prende forma a Tufara Valle, in provincia di Benevento, in un territorio che tra gli anni Settanta e Novanta aveva conosciuto un fermento musicale inatteso. Il soprannome di “Berlino del Sud”, emerso in un servizio Rai, diventa più di una suggestione per Alessandro e Davide, perché dentro quella definizione si nasconde una stratificazione culturale che non ha mai smesso di esistere, anche quando sembrava essersi assopita.

“Tufara Valle non è soltanto il luogo di nascita di Alessandro; tra gli anni ’70,' 80 e ’90, insieme a Montesarchio e San Martino, ha rappresentato il cuore pulsante del clubbing, della musica dance, del jazz, del rock, di grandi e piccoli festival e di una piccola scena rave per l’intero Sannio.”

Quella stagione non è un dettaglio romantico da recuperare a posteriori, ma una memoria concreta che ha inciso sul modo in cui questo territorio ha respirato musica per anni, anche in un periodo in cui le grandi città offrivano opportunità limitate e la provincia si organizzava da sé, costruendo circuiti paralleli, spazi autonomi e luoghi di produzione culturale.

“Erano gli anni di realtà storiche come lo studio di registrazione del maestro Angelo Cioffi a Cervinara: in un’epoca in cui la città offriva poco o nulla, questi centri vivevano un fermento straordinario. È proprio questa preziosa eredità che ci ha spinto a investire nuovamente in questa realtà locale. Il nome South Berlin nasce da una suggestione storica: Tufara Valle fu soprannominata la ‘Berlino del Sud’ in un servizio della Rai, che ne evidenziava la peculiare divisione geografica, curiosamente simile a quella della capitale tedesca.spiegano Alessandro e Davide.

Oggi quella suggestione prende forma in uno spazio che dialoga su più livelli: locale, nazionale, produttivo e formativo. Accanto ai workshop e alle attività didattiche, la struttura ha iniziato ad attirare una geografia ampia di artisti che scelgono di attraversare l'Italia per lavorare in residenza, spesso per periodi prolungati, trasformando lo studio in un luogo abitato.

“Oggi, oltre all’attività dei workshop, South Berlin è diventato un punto di riferimento a livello nazionale. Sebbene il legame con la provincia sia ancora in una fase di consolidamento, ospitiamo costantemente artisti e band provenienti da tutta Italia (da Milano a Catanzaro, da Reggio Emilia a Siena, Napoli e Bologna) che scelgono la nostra struttura per residenze artistiche che si protraggono anche per quindici giorni.
Negli ultimi mesi, tuttavia, percepiamo con gioia che anche la città e la provincia si stanno avvicinando, iniziando a scoprire e a sostenere concretamente questa realtà.

In questo avvicinamento graduale si legge forse la dimensione più interessante del progetto, che non si è mai proposto di essere un intervento calato dall’alto, ma più una costruzione che con il tempo vuole radicalizzarsi, misurandosi con la memoria e con il presente, senza forzature.

Se il radicamento territoriale racconta una direzione geografica, le realtà che orbitano attorno a South Berlin raccontano invece la sua traiettoria sonora. Non esiste un solo linguaggio che attraversa questi spazi, né una sola scena di riferimento. Piuttosto, si ha l’impressione di trovarsi davanti a un punto di intersezione in cui "filiere" diverse convivono, si contaminano, a volte si sfiorano senza necessariamente sovrapporsi.

“Siamo un punto di riferimento per numerose label indipendenti di musica elettronica, in particolare techno e house, di cui curiamo l’intera filiera tecnica: dal mixing al mastering, fino alla delicata fase di incisione su vinile.”

La parola filiera, in questo caso, risponde a una dichiarazione di metodo. Seguire un progetto dall’elaborazione del suono fino alla sua materializzazione significa assumersi una responsabilità che non si limita alla resa finale, attraversando ogni passaggio intermedio.

“La nostra competenza nel settore analogico e digitale permette di dare alle stampe un suono distintivo e di alta qualità.” spiegano Alessandro e Davide, senza dimenticare che accanto alle etichette elettroniche si muove però "una costellazione più ampia, che comprende band e artisti provenienti da territori sonori differenti, dal jazz all’hip hop, dall’indie al rock. La versatilità dei nostri ambienti e l’acustica naturale attraggono progetti jazz, hip hop, indie e rock. Artisti e band scelgono South Berlin per la capacità di catturare l’essenza delle performance dal vivo, beneficiando di un ambiente privo di distorsioni nocive.”

In questo modo, la struttura diventa una sorta di piattaforma trasversale, dove la tecnica si mette al servizio di linguaggi differenti senza imporre una direzione predefinita.

“Collaboriamo attivamente con collettivi che operano nel mondo del cinema e dei contenuti audio-visivi. Qui trovano lo spazio ideale per il sound design, la post-produzione audio e la creazione di colonne sonore originali.”

Noi di Mixmag abbiamo avuto l’onore di entrare nell’Orange Block, la sala in cui prendono forma colonne sonore e progetti audio-video, e l’esperienza dell’immersive audio non è qualcosa che si racconta facilmente a parole. Il suono non arriva semplicemente da davanti o da dietro, ma si muove nello spazio con una fisicità che attraversa il corpo, puntando alle tempie, avvolgendoti e superandoti, come se la stanza diventasse essa stessa una superficie vibrante.

La sala è progettata in Dolby Atmos con configurazione 7.1.4, un sistema Neumann che comprende sette KH120A, quattro KH80 DSP e un sub KH750 DSP, integrati con una scheda Audient Oria, Mac Studio M1 Ultra e controller Loupedeck. Tuttavia, al di là dell’elenco tecnico, ciò che colpisce è la precisione con cui ogni elemento sonoro viene posizionato, sospeso, spostato nello spazio tridimensionale grazie a un’acustica calibrata e a una tecnologia di riferimento che permette di lavorare su produzioni cinematografiche, musicali e multimediali con un livello di dettaglio praticamente chirurgico.

È un’esperienza assoluta nel senso più letterale del termine, dove il suono, allo stesso tempo, esprime la sua massima forma astratta e concreta, diventando ambiente a 360°.

“Accogliamo con entusiasmo anche singoli appassionati e artisti indipendenti che desiderano elevare il proprio standard produttivo in un ambiente stimolante e tecnicamente impeccabile. In sintesi, South Berlin è il luogo in cui la tecnica incontra l’arte, offrendo soluzioni su misura per chiunque veda nel suono il proprio mezzo espressivo, indipendentemente dal genere o dal linguaggio utilizzato.”

A questo punto diventa quasi inevitabile chiedersi quale sia il criterio che tiene insieme questa pluralità. Se l’accesso allo spazio non segue una logica puramente commerciale, quale principio orienta le collaborazioni?

Affinità artistica e rapporto umano. Non scegliamo i nostri collaboratori o i progetti da ospitare seguendo criteri burocratici o di convenienza.”

Il punto, spiegano Ale e Davide, non è selezionare in base a un posizionamento o a un potenziale ritorno, ma riconoscere un’energia condivisa, una coerenza che precede qualsiasi contratto.

“Crediamo fermamente che la qualità di un’opera sonora sia indissolubilmente legata all’energia che si crea all’interno dello studio. In un mondo musicale che spesso tende all’omologazione, proteggiamo l’unicità. Ci affianchiamo a chi, come noi, mette la passione e l’anima al centro del proprio lavoro, preferendo l’autenticità di un’idea alla perfezione artificiale di un prodotto costruito a tavolino.”

Viene quindi spontanea una domanda, che vuole accendere il focus sul loro gusto anche, così da poter conoscere sempre più da vicino le anime dietro South Berlin.

"Sebbene il suono sia il nostro cuore pulsante, crediamo fermamente che la musica oggi debba essere accompagnata da un’estetica visiva di altissimo livello. Per questo motivo, abbiamo stretto partnership solide con professionisti dell'immagine che condividono la nostra stessa filosofia e sensibilità artistica. Tra questi ci sono WIDE (Armando Taddeo e Antonio Ruggiero), duo d'eccellenza specializzato in ambito cinematografico e nella realizzazione di videoclip musicali, Gianpaolo Rosa: Creator digitale visionario, essenziale nei consigli per connettere il nostro spazio con il mondo esterno e Luca Tarricone, fotografo di talento, attualmente residente a Milano. Queste partnership rappresentano per noi un'estensione naturale del progetto South Berlin: un dialogo costante tra suono, luce e immagine, fondamentale per offrire agli artisti un supporto creativo a 360 gradi.

Abbiamo parlato di filosofia, di luoghi, di partnership... passiamo ora alla parte pratica, cercando di capire più a fondo come funziona una sessione tipica in studio al South Berlin.

"Definire una "sessione tipica" è complesso, poiché South Berlin è un polo multidisciplinare. Le nostre attività spaziano dalla registrazione al mastering, fino all'incisione su vinile, senza dimenticare i servizi di service audio e la progettazione di isolamenti e trattamenti acustici per club, privati o home studio esterni alla nostra struttura. Tuttavia, se ci concentriamo su una sessione di registrazione, il nostro approccio segue un protocollo molto preciso, votato al benessere e alla qualità.
Si inizia con il primo incontro e la visione artistica, che passa sempre attraverso il dialogo. Prima di premere "REC", ci confrontiamo con l'artista per comprenderne la filosofia. Che si tratti di un talento locale o di un gruppo in residenza nazionale, il primo passo è sintonizzarsi sull'obiettivo sonoro ed estetico del progetto.
Poi si arriva al lavoro vero e proprio, che si svolge in ambienti unici: grazie all’assenza di materiali nocivi e a un sistema di aerazione fonoisolante, l'aria resta pura e fresca. Questo dettaglio è fondamentale: permette all'artista di registrare per ore senza avvertire la stanchezza tipica degli studi tradizionali, mantenendo una performance vocale o strumentale sempre al massimo livello.
Dopo di che sfruttiamo l'acustica dei nostri spazi per ottenere riverberi naturali e profondità impossibili da replicare digitalmente. Utilizziamo una catena di segnale ibrida, dove il calore dell'hardware analogico si fonde con la precisione chirurgica del digitale, garantendo un suono con un carattere distintivo già in fase di ripresa.
Ovviamente, l'artista non è mai solo con le macchine. Il nostro team è presente per offrire consulenza tecnica e artistica, assicurandosi che ogni microfonazione e ogni scelta timbrica sia funzionale al risultato finale, sia esso destinato al mercato digitale o all'incisione su lacca. Nelle sessioni più lunghe, la registrazione diventa una vera "residenza". Gli artisti abitano lo spazio, alternando l'intensità della sala di ripresa a momenti di pausa e riflessione nelle aree relax. Questa dimensione "lenta" e curata trasforma la sessione in un ricordo indelebile e in un prodotto artistico d'eccellenza."

"Parlando di tecnologi e o strumenti, il nostro approccio non sposa una sola fazione, ma sfrutta il meglio di entrambi i mondi, analogico e digitale.
Per quanto riguarda l'hardware analogico, l'uso di outboard e preamplificatori fisici permette di catturare quel "carattere" e quella saturazione armonica che i plugin possono solo approssimare. È fondamentale per dare corpo alla techno, al jazz o al rock.
Parlando invece di incisione e stampa su vinile, avere la possibilità di trasformare il segnale elettrico in materia fisica (il solco del vinile) direttamente in sede è un valore aggiunto rarissimo. Questo chiude il cerchio della produzione, dal microfono al supporto finale."

Ed essendo il South Berlin un polo multifunzionale a tutti gli effetti, dopo aver provato anche l'esperienza club, noi di Mixmag possiamo dire che raramente ci sia capitato in precedenza di trovare un suono così pulito e avvolgente allo stesso tempo. Il Black Block è sostenuto da un impeccabile soundsystem Funktion-One (4 Resolution 2), Amplificatori FFA (Full Fat Audio), Monitor da palco HK Performer e Mixer Soundcraft Ui24. Per il booth ovviamente non potevano mancare 2 Technics SL 1210 MK7, 1 Mixer Formula Sound FF.4000 (in collaborazione con Funktion-One) e 2 XDJ 1000 MK2.

Il format "club", però, denota un’attenzione particolare al pubblico desiderato per il South Berlin: sono eventi con artisti di fama internazionale, ma solo per un ristretto numero di persone che comunicano espressamente attraverso un form online il loro interesse. Ci è sorta quindi spontanea una domanda: da dove viene il bisogno di voler preservare questo ecosistema?

"Questo format nasce innanzitutto per noi stessi e per la comunità che vive e anima South Berlin ogni giorno, è il riflesso della nostra storia e della nostra passione. Gli artisti che ospitiamo sono, nella maggior parte dei casi, amici o professionisti che stimano profondamente il nostro progetto e che noi, a nostra volta, desideriamo ascoltare e sostenere. Preservare il South non è solo un desiderio, ma un vero e proprio dovere, per due ragioni fondamentali. La prima è la tutela dello spazio: l'area che abbiamo denominato Culture Club (ovvero la Black Block) è a tutti gli effetti una sala prove e di ripresa che ospita strumentazioni estremamente delicate. Per questo motivo, la capienza deve necessariamente restare limitata.
La seconda riguarda la qualità dell'esperienza: vogliamo proteggere l'ambiente da un pubblico di semplici curiosi o da chi non è realmente interessato alla ricerca sonora. Oggi si abusa spesso di termini come "underground", "sold out" o "storytelling", parole che purtroppo sono diventate specchio di una deriva commerciale. South Berlin è l’esatto opposto: è un luogo fatto di amore, comunità e rispetto per l’artista e per le persone. Il nostro format serve a garantire che chi entra faccia parte di una visione condivisa, dove la gioia della musica e la passione comune restino gli unici, veri protagonisti."

Una delle cose che più stupisce del South Berlin è il fatto che dall'esterno, nonostante dentro stiano spingendo a volumi alti alcuni tra i migliori impianti in circolazione, non si senta assolutamente nulla. Questo perché, ci hanno spiegato e mostrato Alessandro e Davide, è stata costruito una sorta di "struttura dentro la struttura", un "club dentro un club" all'interno di antiche e spesse mura di una caserma Angioina del 1840. In questo modo l'insonorizzazione, studiata messa a punto con materiali di qualità eccellente, è praticamente impeccabile.

Un progetto così ambizioso, ci spiega Ale, ha preso però tante porte in faccia prima di essere realizzato in soli due anni e da sole quattro braccia, proprio quelle di Davide ed Alessandro.

"Di momenti significativi ne abbiamo vissuti molti, e in quasi due anni trascorsi all'interno della struttura per realizzarla restano, inevitabilmente, impressi in modo indelebile. Ricordiamo con particolare emozione la vigilia di Natale del 2022: eravamo seduti a terra, in un angolo, al freddo. Mentre mangiavamo qualcosina, restavamo a osservare i binari della nostra struttura appena montati. Nonostante intorno a noi ci fosse ancora il vuoto del cantiere, per noi quella visione rappresentava una gioia infinita: in quel nulla, riuscivamo già a scorgere la pienezza di ciò che stavamo creando. Era il primo segno tangibile di un sogno che prendeva forma, la prova che ogni sacrificio ci stava portando verso qualcosa di unico.

Oggi, guardando al futuro, immaginiamo South Berlin come un hub creativo internazionale e un punto di riferimento d'eccellenza del territorio. La nostra evoluzione seguirà direzioni chiare: puntiamo a consolidare la nostra struttura come meta fissa per artisti da tutto il mondo, offrendo un ecosistema dove vivere e produrre musica in totale simbiosi con la tecnologia, il benessere ambientale e l'energia delle persone che lo abitano."

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