A Roma apre Spazio Cavea: musica e cultura sotto le cave di tufo
Dal 25 aprile Roma ha un nuovo spazio per la musica elettronica. Si chiama Spazio Cavea, è una venue open-air scavata nella pietra e non somiglia a niente di già visto nella capitale. Mixmag Italia sarà media partner ufficiale di tutta la stagione, da aprile a settembre.
L'architettura del luogo diventa parte del suono. L'acustica non è un dato tecnico da risolvere, ma un elemento strutturale della performance. Chi suona e chi ascolta si trovano dentro un dialogo fisico con la materia; capienza ridotta, niente affollamento fine a sé stesso perché la qualità dell'ascolto viene prima di tutto. No, non si tratta di un utopico quadro di De Chirico o di un racconto di Paul Scheerbart, è semplicemente ciò che c'è da aspettarsi da Spazio Cavea a Roma per la stagione estiva 2026.
Da aprile a settembre, la programmazione si dividerà in tre format. Friction, volto sperimentazione e tensione sonora tra live e musica elettronica; Monolith, che riprende i rituali della notte e del club e Undercurrent, dedicato ad ascolti sospesi, tra ambient, downtempo e stratificazioni sonore lontane dalle etichette di genere. Tre modi diversi di abitare lo stesso spazio, ognuno dei quali con una direzione comunicativa e culturale molto chiara.
Gli artisti annunciati per l'avvio parlano chiaro: Recondite, Priku B2B Arapu (25 aprile), Patrice Bäumel (30 aprile), Camilla Sparksss (2 maggio), Aisha Devi (8 maggio), Tujiko Noriko (22 maggio), Pietro Roffi (26 giugno). Nomi che hanno a cuore il suono come esperienza totalizzante, lontani dalle dinamiche delle classiche programmazioni, invitati per permettere a Roma di avere uno sguardo diverso sulla musica elettronica e sulla performance contemporanea. Un connubio perfetto tra arte e ricerca.
Mixmag Italia è felice di essere parte integrate come media partner di un progetto così ambizioso e, allo stesso tempo, libero, seguendo da vicino gli sviluppi e le programmazioni mensili attraverso tutti i nostri canali.
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LA VENUE
Lo spazio dedicato a Cavea prende vita tra le grotte di tufo romane, che rendono il tutto ancora più magico, una sorta di teatro ancestrale. Molto prima che qualcuno ci montasse uno stage, quelle voragini erano già un palcoscenico naturale, ma fu nell’Ottocento, grazie a qualche turista tedesco con la voglia matta di fare baldoria, che le cave di tufo assunsero la forma di una sorta di rave ante litteram, con tanto di carri addobbati e danze folkloristiche che duravano giorni.
Nei secoli precedenti le cave di tufo romane furono luogo di scambi e commercio, dall'età repubblicana fino a quella augustea, grazie al fiume ancora presente oggi.
Inoltre, intorno al I secolo d.C., l'intera area era utilizzata per estrarre il tufo volto alla costruzione del Colosseo.
Forse è per questo che quando entri dentro Spazio Cavea percepisci subito di non entrare in un semplice spazio eventi, ma in una cattedrale laica scavata nella roccia che permette, come se non bastasse, all’acustica di essere calda e materica, restituendo così ogni singola nota come se stesse dialogando con le pareti stesse.
LA PROGRAMMAZIONE DI APRILE DI SPAZIO CAVEA
Sabato 25 Aprile 2026 | Recondite, Daniel Dee, Filippo Borini e Priku B2B Arapu.
Lorenz Brunner, in arte Recondite, arriva direttamente dalle foreste della Bassa Baviera, un posto talmente sperduto che forse è proprio quello il segreto del suo suono. Autodidatta, si è chiuso in uno studio minuscolo per anni senza un piano preciso, solo per sentire cosa usciva fuori. Poi un incontro casuale con Scuba lo ha portato a Berlino e da lì non si è più fermato. La sua techno è una cosa rara: magra, intricata, malinconica, ma non pesante. Tra acidi calibrati e atmosfere che avvolgono senza soffocare, Recondite costruisce paesaggi sonori che sembrano fatti di campi magnetici e ricordi. Sei album in etichette come Innervisions e Ghostly International, un proprio imprint chiamato Plangent Records e una propensione quasi ossessiva per i field recording (treni, rami, palloni che rimbalzano) che riconducono tutto a un’umanità ruvida e vera. Non cerca il botto, non rincorre i trend. È uno che altrimenti avrebbe fatto il guardaboschi, ma ha scelto i synth.
A settare le energie prima di Recondite ci saranno Daniel Dee e Filippo Borini.
Priku b2b Arapu
Il 25 aprile, però, Cavea non si ferma a Recondite. Nello stesso giorno, Spazio Cavea ospita anche un evento targato Liberamente, format del Circolo degli Illuminati di Roma, che avrà come guest un b2b di due istituzioni della minimal romena: Priku b2b Arapu.
Priku, nome vero Adrian Niculae, è uno dei pilastri della scena romena. Membro Sunrise Booking dal 2007, costruito a suon di performance leggendarie al Sunwaves, pubblicato su [a:rpia:r], All Inn, Fabric, Cocoon. Nel 2013 ha fondato Motif, poi Atipic. E ha un modo di maneggiare il groove che in pochi hanno: ipnotico, fluido, senza mai forzare la mano. Non a caso il suo Bobohalma Ep è diventato un piccolo cult.
Dall’altra parte del mixer, Arapu dj e producer romeno con la stessa scuola, ma una voce tutta sua. Inizia a 15 anni, costruisce set fatti di lunghi incastri, linee di basso ipnotiche e tensione ritmica sottile. Nel 2015 fonda Liniar, l’etichetta che è il suo specchio sonoro. Ha girato i club che contano: Circoloco, Sunwaves, Caprices. La sua precisione dietro ai piatti è chirurgica, ma non fredda, al servizio del flow.
Giovedì 30 Aprile 2026 | Patrice Bäumel
Nato a Dresda e cresciuto in una casa piena di free jazz e Frank Zappa, grazie a un padre critico musicale, Patrice Bäumel ha avuto un’educazione sonora atipica. Oggi è una delle menti più lucide della techno melodica, con un background da architetto che si sente tutto: ogni transizione è un pilastro portante, ogni set è costruito con la precisione di un progetto. Residente storico del mitico Trouw ad Amsterdam, dove ha curato le sue notti Black Magic e HiFi, Bäumel ha pubblicato su etichette che vanno da Kompakt ad Afterlife, da Anjunadeep a Global Underground. La sua firma è una combinazione difficile da trovare altrove: energia fisica e profondità emotiva, quella roba che lui stesso definisce “techno music for grown-ups”. Ha anche riarrangiato Steve Reich al Concertgebouw, nel caso qualcuno avesse ancora dubbi sul fatto che la techno possa essere pensiero critico. In cabina non insegue mai il picco facile. Preferisce costruire archi narrativi che tengono il dancefloor sospeso per ore.
