Il listening bar ad alta quota: B-Side conquista le Dolomiti
Accade talvolta che un luogo, nel tentativo di rispondere alla propria epoca, ne anticipi silenziosamente il domani. Accade più raramente ancora che tale luogo sappia farlo con la grazia di chi non ha bisogno di gridare la propria novità, ma la lascia affiorare dalla consistenza delle pietre, dal calibro della luce, dalla profondità di un basso ben governato.
B-Side Alpine Hi-Fi Listening Bar, inaugurato il 5 dicembre scorso a La Villa, in Alta Badia, è esattamente questo: un azzardo quieto, una scommessa culturale che non somiglia a nulla di ciò che la montagna ha finora ospitato. E forse è proprio questa la sua rivoluzione più autentica.
Per decenni l’ospitalità alpina si è declinata secondo codici prevedibili: il legno scuro, il camino a vista, la musica come tappeto anonimo di sottofondo. L’esperienza dello stare in montagna, pur nei suoi aspetti più elevati, ha spesso confuso la qualità con la pesantezza, l’autenticità con la citazione folclorica. B-Side interviene esattamente su questo crinale, con un gesto tanto semplice quanto radicale: restituire all’ascolto la sua dignità di atto centrale, e alla montagna un linguaggio contemporaneo che non la tradisce.
Il sistema audio di B-Side è sviluppato appositamente per il locale in collaborazione con il produttore tedesco New Fidelity e la berlinese resør electronics, è stato calibrato per offrire chiarezza, profondità ed equilibrio senza mai sopraffare la conversazione. Un paradosso solo apparente: la musica cessa qui di essere sottofondo per divenire paesaggio sonoro, elemento architettonico al pari delle travi e della pietra dolomitica.
Il mixer resør 3300, personalizzato per lo spazio, e i diffusori artigianali costruiti a mano si integrano con la sala in un rapporto simbiotico: i materiali fonoassorbenti, l’imbottitura delle sedute, persino la geometria degli arredi sono stati pensati per collaborare con la propagazione delle frequenze. Ascoltando si ha la sensazione — rara e preziosa — che la musica provenga non da una direzione precisa, ma dall’aria stessa della stanza.
I fondatori del progetto, Christopher Sanchez ed Emanuela Pezzei, hanno costruito B-Side attorno a un principio che definiscono natural comfort, un’espressione che racchiude una filosofia intera. Non si tratta di uno stile applicato, ma di una sensazione che germina dalla qualità autentica dei materiali: luce calibrata, acustica studiata e rapporto diretto con il paesaggio oltre le vetrate.
Il tocco di classe lo danno la pietra dolomitica estratta a pochi chilometri, le superfici naturali, le linee essenziali che richiamano i profili montani senza imitarli pedissequamente: l’interior design curato da Andrea Guarino di Bcome.Studio evita con sapienza ogni trappola ornamentale. Nessun trofeo di cervo alle pareti, nessuna stube ricreata per nostalgia. Invece, una contemporaneità radicata nel luogo, che sa essere al contempo calda e rigorosa, accogliente senza mai scivolare nel pittoresco.
«B-Side nasce dall’idea che un luogo possa farti stare meglio non perché è lussuoso, ma perché è autentico», afferma Sanchez. E in questa affermazione si coglie il discrimine profondo rispetto a gran parte dell’ospitalità alpina contemporanea: l’autenticità non si decora, si abita.
L’anima più audace di B-Side risiede tuttavia nel suo Frequency Menu, una carta dei cocktail strutturata attorno alle frequenze sonore espresse in Hertz. Ogni drink traduce nel bicchiere le qualità sensoriali di una specifica vibrazione, la profondità dei 111 Hz, la struttura terapeutica dei 174 Hz, la luminosità ascendente dei 528 Hz, resa celebre dalla cosiddetta “frequenza del miracolo”.
Non si tratta di un esercizio di stile né di una trovata concettuale fine a sé stessa. Ogni miscela è accompagnata da un codice QR che permette di ascoltare la frequenza che l’ha ispirata e di scoprire come quella vibrazione si manifesti in brani musicali specifici. L’esperienza diviene così sinestetica: il gusto incontra l’udito in un dialogo che il cocktail bar contemporaneo aveva finora solo timidamente accennato.
L’artista audiovisivo britannico KLSR ha tradotto questa logica in un linguaggio visivo che pervade l’identità grafica del menu, dove la frequenza diviene forma, colore e materia. Si beve, si ascolta, si osserva e nell’intreccio di questi piani sensoriali accade qualcosa di simile a un’epifania minuta.
Se l’inverno ha rappresentato il battesimo di questo spazio, l’estate 2026 ne sancisce la piena maturità culturale. Da giugno a settembre, B-Side ospiterà un Music Program di oltre quaranta appuntamenti, una proposta che prova a restituire valore a qualcosa che oggi appare sempre più raro: l’attenzione.
Viviamo, infatti, nell’epoca dell’accesso illimitato alla musica. Ogni giorno vengono caricate sulle piattaforme di streaming migliaia di nuove tracce; gli algoritmi suggeriscono continuamente cosa ascoltare dopo; le canzoni vengono spesso interrotte dopo pochi secondi per passare alla successiva. Eppure, mentre il consumo musicale accelera, cresce anche una domanda opposta: quella di esperienze che invitino a rallentare.
È da questa osservazione che nasce la programmazione estiva di B-Side. Il calendario, fitto e variegato, alterna Album Listening Session, cioè serate in cui un disco viene ascoltato integralmente dall’inizio alla fine - un gesto sorprendentemente rivoluzionario nell’epoca dello skip continuo - a Eclectic Listening Session, incontri con produttori musicali, performance dal vivo e guest selector provenienti da diverse realtà della scena italiana.
Tra gli ospiti figurano il compositore e producer IKE, Leonardo Laio, Cristian Luppi, Davide Menon e Stefano Bondioli. Un format dedicato alle etichette indipendenti vedrà protagonista Giovanni Santucci di Imaginària Records. «Per anni la musica è stata progettata per essere sempre più accessibile. Oggi è consumabile ovunque, in qualsiasi momento», commenta Christopher Sanchez. «La vera scarsità non è più la musica. È l’attenzione. Con B-Side volevamo creare uno spazio che restituisse valore al tempo dedicato all’ascolto.»
Più che un semplice calendario di eventi, il Music Program 2026 intende essere una riflessione su come ascoltiamo oggi. In un’epoca in cui tutto sembra accelerare, B-Side sceglie di fare il contrario: rallentare, e suggerire che forse, ogni tanto, ascoltare un album dall’inizio alla fine può essere ancora un’esperienza autenticamente trasformativa.
In B-Side, la sostenibilità non è un capitolo aggiunto né un argomento di comunicazione. È un modo di pensare che plasma ogni scelta: dalla durabilità dei materiali alla riparabilità degli arredi, dall’approccio zero waste dietro al bancone all’eliminazione della plastica (si stima che solo nel 2025 siano state evitate circa 25.000 bottiglie).
Il cocktail 320 Hz, parte del Tree Project, dona un euro per ogni drink servito a progetti di riforestazione certificati. Ad oggi, insieme all’hotel Soleil di cui B-Side fa parte, sono stati finanziati cinquecento alberi in Brasile, con un offset stimato di cinquecento tonnellate di CO₂. Un piccolo gesto, moltiplicato nel tempo e nella frequenza.
B-Side non rappresenta soltanto un’eccellenza encomiabile in un contesto già ricco di proposte di qualità. Rappresenta piuttosto un cambio di paradigma: l’idea che la montagna possa essere luogo di ascolto intenzionale, di contemplazione sonora, di esperienza sensoriale stratificata, senza per questo rinunciare alla convivialità né alla leggerezza.
In un’epoca in cui l’iperstimolazione visiva e acustica sembra essere la norma, uno spazio che invita a sedersi, ascoltare e restare, che non chiede di consumare in fretta ma di abitare con lentezza, è forse l’atto di resistenza più elegante che si potesse immaginare tra le Dolomiti.
«La musica non fa da sfondo, occupa la stanza», recita il manifesto di B-Side. E occupandola, la trasforma. La montagna, da scenario muto, diviene partitura. E chi entra, da spettatore distratto, si fa ascoltatore consapevole.
In questo passaggio sottile, quasi impercettibile, ma radicale, risiede il vero miracolo di questo luogo. E forse, il suo insegnamento più prezioso per il futuro dell’ospitalità alpina.
