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Urbaphonia: sulla pista 500 il free festival che mappa Torino con il suono

Il 23 e 24 maggio 2026 il tetto del Lingotto di Torino, e più precisamente l’iconica pista 500, ospiterà l'evento gratuito firmato Recall che prova a riscrivere il rapporto tra spazio urbano, architettura e comunità attraverso il suono.

  • Alessandra Sola
  • 6 May 2026
Urbaphonia: sulla pista 500 il free festival che mappa Torino con il suono

Descrivere il tessuto urbano di una città richiede sguardi diversi: c’è chi osserva dal basso, chi di lato, chi da lontano; ma per avere una visione d’insieme, a volte basta salire in alto. Io l’ho capito dopo una chiacchierata con Umberto Milanesio, fondatore e direttore creativo del collettivo torinese Recall. Il 23 e 24 maggio, proprio nel punto più iconico e sopraelevato di Torino, la pista 500 sul tetto del Lingotto, lui e il suo team ospiteranno URBAPHONIA: un evento che prova a mappare la stratificazione urbana, l’architettura e le comunità della città attraverso suono, design e arti visive.

Recall nasce da un'intuizione di Umberto e altri amici dieci anni fa, come progetto discografico e musicale, superando presto i confini del club per trasformarsi in un brand creativo a 360°. La community, negli anni, ha preso forma abitando così gallerie, musei e spazi dimenticati in tutto il mondo, da Torino a New York, passando per San Francisco, Parigi e Londra. Ha collaborato con istituzioni e brand, ha creato format come TEATRO, che riattiva luoghi iconici attraverso performance multidisciplinari e, dall'anno scorso con URBAPHONIA, prova a fare un ulteriore passo avanti. Non solo musica, insomma, ma un tentativo di costruire un linguaggio nuovo, dove la città non è mai solo sfondo, ma parte attiva del racconto.

Oggi, però, Umberto non è solo. Accanto a lui c’è Vittorio Lovera, entrato in Recall circa cinque anni fa e oggi parte integrante del progetto. Negli ultimi tre anni, i due hanno lavorato fianco a fianco, e proprio insieme hanno sviluppato URBAPHONIA. Vittorio non è un semplice comparsa: è la persona con cui Umberto condivide scelte, visione e notti insonni.

«La città genera il suono, il suono genera la città». Questo il mantra e manifesto di URBAPHONIA, nato dall'esigenza di voler esplorare nuove direzioni a livello artistico e creativo rispetto a ciò che Recall ha rappresentato negli ultimi dieci anni. L'intuizione, già realizzata con la prima edizione di URBAPHONIA nel 2025, è andata ben oltre il semplice festival sul tetto, trasformandosi in un tentativo (ben riuscito) di convertire per un paio di giorni un luogo iconico e poco frequentato in una mappa sonora della metropoli attraverso talk, installazioni visual e musica.

«Lo intendiamo come una sorta di network – mi racconta Umberto – una sfera all’interno della quale si sviluppano e si presentano varie realtà, vari microcosmi».

Microcosmo è un termine che transita con più movimenti intorno al mondo URBAPHONIA, non a caso infatti il talk tra Dade Ascolta e Matteo Zanotto durante la preview del progetto, tenutasi da Combo l'11 aprile, titolava proprio "Microcosmi del suono". La scelta di questo termine sembra racchiudere l'intenzione per niente casuale di dare spazio e voce a una moltitudine di realtà che difficilmente potrebbero collidere altrove. Per farlo la direzione artistica sceglie un filo conduttore quasi invisibile, che avvolge però una visione precisa: ogni ospite, musicista o artista, rappresenta per il team di URBAPHONIA la loro visione urbana, senza però piegarsi a un'estetica definita.
«A volte i richiami all’urbano sono più evidenti, altre sono nostre interpretazioni - mi racconta Umberto - Magari ci chiedono: perché avete scelto questo artista? Per noi ha una valenza simbolica, un legame che risuona dietro la filosofia di URBAPHONIA e che altrimenti difficilmente stato intercettato».

L'approccio alla line up, che riunisce artisti locali e internazionali, si traduce anche con un aspetto fortemente legato a microcosmi culturali, che spaziano oltre quelli legati alla ricerca artistica, per basarsi anche su altre forme più di nicchia. Prova di questo, per esempio, è la scelta di impostare per uno dei due stage un soundsystem unico nel suo genere, utilizzato anche per l'evento di preview da Combo, dedicando spazio alla cultura del sound. La scelta - a nostro avviso più che azzeccata - è ricaduta sul Dreadlion Firestarter Soundsystem, un impianto artigianale nato per la musica reggae e dub e che restituisce un suono caldo e corposo, quasi impossibile da replicare con altri generi di soundsystem.

Ma tutto questo, circuito, microcosmi, suoni artigianali, non esisterebbe senza il suo palcoscenico. La pista 500 sul tetto del Lingotto non è una location qualsiasi. È un pezzo di storia dell’architettura e dell’automobile, certo, ma, come specifica Umberto, è anche «un luogo che tanti torinesi non hanno mai visitato. Magari l’hanno sentito nominare, ma non ci sono mai stati». Ed ecco il paradosso: un simbolo cittadino, eppure ancora semisconosciuto a chi gli vive accanto.

«Per noi – continua Milanesio – è importante posizionarci in contesti che abbiano cultura, storia, patrimonio architettonico. La pista 500 è tutto questo. E un progetto come URBAPHONIA non era mai stato sviluppato qui».

E forse la vera bellezza sta proprio qui: offrire gratuitamente l’accesso a un luogo che sembrava chiuso, farlo scoprire attraverso la musica e l’arte, restituendolo alla comunità.

Ma qual è il motore vero di tutto questo? Perché un gruppo di ragazzi (pochi, giovanissimi quando hanno iniziato) decide di portare avanti un progetto così ambizioso senza alcun fine di lucro, su un tetto che nemmeno i torinesi conoscono?

Lo chiedo a Umberto. Lui sorride e dice una cosa che in fondo è già tutta nella storia di Recall: «Per noi è importante l’aspetto quasi di educazione. Crei una cultura, un linguaggio che poi si prolunga». Abituare quindi le persone ad ascoltare la città, a scoprire che il suono può tessere relazioni, creare un percorso laterale alle logiche idealmente costruite per stare insieme. «Io ho lanciato Recall a 19 anni – racconta – e URBAPHONIA è un altro step di questa educazione, un’evoluzione».

L'obiettivo finale dalla visione di Umberto e del team di URBAPHONIA sembra proprio allontanarsi dai numeri, lasciando piuttosto qualcosa di permanente, un moto perpetuo che di anno in anno ridefinisce le dinamiche di esplorazione urbana, permettendo alla città di imparare a generare il suo suono, cosi che magari, un giorno, quel suono torni indietro.

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