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Ace Vision: il suono in movimento

Ace Vision ci racconta l'evoluzione del suo sound, l'amore per l'hardware, e Travel Continuum, il nuovo EP sull'omonima label che fonde texture spettrali e groove ipnotici.

  • Alessandra Sola | © Pics Xochilt Cojal
  • 16 March 2026
Ace Vision: il suono in movimento

Con Travel Continuum 12", Ace Vision segna un nuovo, affascinante capitolo del suo percorso artistico. Come suggerisce il titolo, l'EP è la fotografia di un viaggio musicale in costante divenire, che questa volta si addentra in territori più astratti e cinematografici. Il disco, quarta release della sua omonima etichetta, rappresenta per l'artista torinese una fase di sperimentazione pura: un bilanciamento riuscito tra le atmosfere industriali e le texture spettrali, innestate su un groove energico e melodie enigmatiche. Ne esce fuori un sound che fonde prog-techno-trance e guizzi disco.

L'identità di Ace Vision, nome all'anagrafe Gianmaria, nasce in un periodo storico complesso ma, paradossalmente, fertile: il biennio 2020-2021. In piena pandemia, mentre l'industria degli eventi si ferma, Gianmaria coglie l'occasione per una profonda rivoluzione interiore, abbandonando il vecchio alias per costruirne uno nuovo. Un nome che, attingendo allo slang londinese, racchiude quel senso di "coolness" e affinità elettiva che da sempre cerca nella musica. Da lì in poi, il suo percorso si è evoluto nella ricerca di una cifra stilistica personale, in grado di fondere l'organicità e il colore delle sonorità degli anni '80 con l'energia ipnotica della progressive e techno degli anni '90.

Questa doppia anima emerge con chiarezza anche nel suo rapporto con la produzione musicale. Pur riconoscendo le potenzialità del digitale, Ace Vision rimane affascinato dall'hardware, dalla tridimensionalità e dalle imperfezioni dei suoni analogici, che contribuiscono a creare quella "pasta sonora" unica che caratterizza i suoi lavori. Una ricerca artigianale che si sposa perfettamente con la visione della sua label: uno spazio dedicato a una musica autentica e personale, capace di evocare immagini e sensazioni specifiche, quasi fosse una capsula del tempo pronta a riportare l'ascoltatore a un momento preciso.

Dopo esperienze che lo hanno portato nei booth di America, Africa ed Europa, Ace Vision continua a guardare avanti con lo sguardo rivolto alla sostanza. In un'epoca in cui la scena tende spesso alla monotonia delle line-up, il suo obiettivo rimane quello di crescere artisticamente, suonare in contesti di qualità e produrre musica con la propria personalità. Con Travel Continuum 12", ci regala un assaggio autentico di questa ricerca, confermandosi come una delle voci più interessanti da tenere d'occhio nel panorama elettronico.

Ciao Gianmaria, e grazie per il tempo dedicato a Mixmag. Iniziamo dalle origini, qual è stata la genesi del nome Ace Vision? Da dove nasce l’idea?

Il mio alias è nato tra il 2020 e il 2021, durante il periodo del Covid. Nonostante fosse un momento di grande incertezza, con gli eventi fermi e la vita quotidiana praticamente sospesa, per me è stato anche un periodo di forte creatività. Ho colto quell’occasione per fare un cambiamento a livello artistico. Sentivo il bisogno di lavorare di più sulla mia identità e di trovare una direzione sonora più personale, qualcosa che più mi rappresentasse. Così decisi di partire abbandonando il mio vecchio nome e inventare un nuovo alias che sentissi più mio distaccandomi dai lavori precedenti.

È un nome inventato, mi piace come suona e deriva dallo slang inglese; “ace” è un termine che si usa per descrivere qualcosa di molto bello, particolarmente sorprendente. Lo usavo spesso soprattutto con amici di Londra quando parlavamo di musica o ci scambiavamo feedback, così ho deciso di incorporarlo nel mio nome per caricarlo di quel significato di affinità e “coolness” che cerco nella musica e rispetta la mia visione artistica.

Raccontaci un po’ di te: dopo la nascita del tuo alias, come si è evoluto nel tempo? Quali sono state le principali influenze che hanno plasmato il tuo modo di suonare come DJ e di produrre musica? Ci sono periodi, artisti o correnti musicali che hanno segnato particolarmente il tuo percorso?

Iniziai a suonare nel 2016, per poi ottenere la mia prima residency nel 2018 a Torino. Nel 2020 decisi di slegarmi dai collettivi con cui lavoravo intraprendendo la mia carriera da solista.

Con l’avvento di questo alias, rispetto a prima cambiai più il modo di approcciarmi nella ricerca e nel produrre musica. Volevo trovare dischi con caratteristiche ed elementi che potessero maggiormente dialogare tra loro e soprattutto che potessero collegarsi alla mia identità sonora più definita.

Le influenze che più mi hanno segnato arrivano dalle sonorità degli anni '80, disco, funky, boogie, e credo di trasmetterle ancora oggi attraverso l'organicità del groove e gli elementi più colorati ed emozionali delle mie produzioni. Per l'energia e il flow, invece, guardo molto alla musica progressive degli anni '90: uno stile che continua ad appassionarmi sia in consolle che come ascoltatore.

Ci sono momenti o serate in particolare, durante la tua carriera da DJ, che ti sono rimasti impressi? Qualche esperienza sul dancefloor che senti di voler condividere con noi?

Si, sicuramente ce ne sono stati diversi. In questi anni ho vissuto davvero tanti momenti intensi: alcuni ricchi di gioia e soddisfazione e altri più difficili, ho imparato che fanno entrambi parte del percorso.

Credo che tutti siano a loro modo significativi; se dovessi però evidenziare alcuni che porto particolarmente nel cuore, direi il mio primo tour in America: ho incontrato persone magnifiche e l’energia dei dancefloor nei vari stati in cui ho avuto modo di suonare era davvero qualcosa di speciale, oltre alla loro apertura mentale.

Un’altra data a cui sono legato è stata in Africa, vicino a Tunisi, a Gammarth precisamente. Anche quella è stata un’esperienza bellissima, sia dal punto di vista musicale che umano. Detto questo, ci tengo anche a sottolineare che in Europa ho avuto la fortuna di suonare in moltissime belle feste, organizzate da promoter seri e appassionati, non voglio sminuire nessuno. Diciamo che, a volte, fuori del tuo continente, se trovi un contesto totalmente differente e con diverse culture, lo noti di più, rimanendo affascinato da un’energia a cui non sei abituato che rende tutto ancora più “unico”.

La scelta di avere alias e nome della label che coincidono è molto particolare. Quando hai fondato la tua label e con quale visione? Qual è l’obiettivo del progetto e che tipo di identità o messaggio vuoi trasmettere attraverso le sue uscite?

Lavorai e ultimai il primo EP tra il 2021 e il 2022, ufficialmente però la nascita della label avvenne con l’inizio del 2023, quando appunto comunicai la data di uscita della prima release, esattamente a inizio Marzo.

L’obbiettivo della mia label è rilasciare musica personale e autentica, e mi piace ci sia anche un immaginario correlato; trovo interessante che le tracce di ogni EP possano portare gli ascoltatori a un immaginario specifico, a un determinato luogo, momento o sensazione. Inoltre mi affascina come ogni release, grazie alla data e sonorità, diventi una sorta di capsula del tempo che mi riporta a un momento preciso.

Che rapporto hai in studio con l’hardware rispetto al digitale? Come descriveresti il suono della tua musica e quali elementi o processi ispirano maggiormente il tuo workflow creativo?

Oggi, rispetto a quando ho iniziato a fare musica dieci anni fa, i VST, quindi sintetizzatori digitali, effetti e strumenti virtuali si sono sviluppati in modo davvero notevole. Fare musica è diventato molto più accessibile e oggi è possibile raggiungere un livello qualitativo veramente professionale utilizzando esclusivamente strumenti digitali. Ne utilizzo alcuni personalmente, anche se però continuo a essere molto affascinato dall’utilizzo dell’hardware, quindi da macchine esterne e strumenti fisici. Trovo che il workflow sia più coinvolgente e stimolante, mi porta a lavorare in modo più creativo. Inoltre non posso negare che certi suoni, soprattutto provenienti da hardware, processati poi nel mio mixer, abbiano una stereofonia, una tridimensionalità e una saturazione particolare che, a mio parere, fanno ancora la differenza; a volte specialmente per le loro imperfezioni o tipo di pasta sonora.

Parliamo della tua ultima release, Travel Continuum EP: com’è nata e che fase del tuo percorso artistico rappresenta?

La mia ultima release, il quarto disco della mia etichetta Ace Vision Records, è stato concepito tra fine 2024 e il primo semestre del 2025, dopo il mio trasferimento a Berlino. Nasce dopo un altro EP fatto nei mesi precedenti, che uscirà alla fine di quest’anno; rispetto a quello volevo lavorare su un suono simile, ma introducendo sonorità e texture più spettrali e cinematografiche. Si trovano all’interno del disco atmosfere più industriali, effetti e sonorità progressive in sinergia con un groove energico e melodie enigmatiche.
Rappresenta una fase di sperimentazione e dove ho introdotto sempre più utilizzo di sound design; è stato molto divertente e di ispirazione lavorare a questo disco.

Guardando alla scena elettronica di oggi, quali aspetti ti entusiasmano di più e quali pensi siano le sfide o i cambiamenti più interessanti in atto?

Sicuramente, un aspetto molto positivo della scena musicale odierna è la facilità con cui, grazie alle piattaforme online, le varie distribuzioni e shop, la propria musica possa raggiungere altri continenti. Questo permette non solo di far ascoltare la propria musica a un pubblico globale, ma anche di creare connessioni con altri artisti e costruire una fanbase al di fuori del proprio paese. Dall’altro lato, però, un aspetto che vedo un po’ negativo, è la monotonia di molte line-up proposte da promoter, organizzazioni e sopratutto festival. Spesso si tende a riproporre gli stessi nomi, sarebbe bello vedere più sperimentazione e apertura verso artisti meno conosciuti con talento e qualità.

Per quanto riguarda me, il mio obiettivo principale per il futuro è continuare a crescere artisticamente e personalmente. Voglio continuare a suonare in contesti di qualità, con party e promoter che credono realmente nei loro progetti e in me stesso, e produrre musica con la mia personalità, nel modo che ritengo più autentico.

Credits Pics: Xochilt Cojal

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