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"Balla e difendi": a Cratere Fest il talk sulla resistenza della scena con Kode9, Andrea Lai, Andrea Benedetti e Nero Edizioni

Sabato 18 luglio Spazio Cavea accoglie Cratere Fest. Durante la giornata anche un talk per riflettere sull'importanza dell'aggregazione nelle società contemporanee attraverso la musica..

  • Alessandra Sola | © Mirko Ostuni
  • 15 July 2026
"Balla e difendi": a Cratere Fest il talk sulla resistenza della scena con Kode9, Andrea Lai, Andrea Benedetti e Nero Edizioni

Sabato 18 luglio Cratere Fest proverà a rispondere a un'esigenza ancestrale sotto gli archi delle cave di tufo di Spazio Cavea: liberare corpo e anima non solo attraverso la musica, ma anche attraverso un dialogo aperto tra alcuni dei maggiori esponenti della scena elettronica internazionale.

Oltre alle 10 ore di musica di cui sarà headliner Kode9 con moltissimi altri artisti romani e non solo, Cratere Fest ospiterà un talk con Steve Goodman (Kode9), Andrea Lai, Andrea Benedetti e Nero Edizioni.

Cratere è una piattaforma curatoriale indipendente che esplora il rapporto tra suono, spazio e comunità attraverso incontri temporanei e installazioni. Sin dal suo lancio a inizio 2026, ha dato vita a luoghi simbolici e ha collaborato con collettivi indipendenti romani, come Vestalia, Reveries e Collective Mood. Il suo programma tiene particolarmente a combinare soundsystem artigianali, performance dal vivo e musica elettronica d'avanguardia.

Più che una semplice serie di eventi, Cratere è un'ecosistema in evoluzione, fondato sulla collaborazione, sulla pratica culturale indipendente e sul desiderio condiviso di creare esperienze significative. Man mano che il progetto si espande verso nuove sedi e collaborazioni, continua a esplorare modi inediti di riunirsi, ascoltare e costruire comunità attraverso il suono. A dimostrazione di questo l'evento di sabato 18 luglio sarà free entry.

L'idea del talk è quella di esplorare una tesi tanto affilata quanto attuale: nelle società liquido-moderne, il potere si esercita sempre più attraverso la gestione della paura. Non quella definita, che spinge all'azione e all'organizzazione, ma una paura diffusa, priva di un oggetto preciso, che ha il subdolo effetto di isolare gli individui e renderli inoffensivi. La criminalità, i flussi migratori, le emergenze continue e gli allarmi mediatici diventano così gli strumenti con cui si costruisce una narrazione del mondo, una descrizione che produce frammentazione sociale e trasforma i cittadini in monadi isolate, incapaci di fidarsi dell'altro e sempre più propense a cercare protezione proprio da chi alimenta quel senso di insicurezza.

Questa grammatica del controllo, che trovava già inquietanti riscontri nelle pagine di 1984 di Orwell, si manifesta in modo emblematico nel cosiddetto decreto anti-rave. Lungi dall'essere un gesto goffo o estemporaneo, esso rappresenta una reazione simbolica e coerente a ciò che il rave incarna: migliaia di corpi che si incontrano, un tempo sottratto alla logica produttivistica, uno spazio che viene restituito a un sentire alternativo e sottratto al consumo. In un'epoca in cui il neoliberismo, nella sua formulazione più cruda, aveva decretato l'assenza di alternative (TINAThere Is No Alternative), ogni forma di aggregazione che produca immaginazione collettiva diventa una minaccia all'ordine costituito.

A fornire le coordinate teoriche per decifrare questo conflitto sarà il pensiero di Steve Goodman, meglio noto al grande pubblico come Kode 9, fondatore dell'etichetta Hyperdub e figura di spicco della scena dubstep londinese. Nel suo saggio Sonic Warfare: Sound, Affect and the Ecology of Fear, Goodman rovescia l'idea che il suono sia mero intrattenimento, dimostrando come esso sia una forza materiale, un'arma a doppio taglio che può essere tanto militarizzata quanto liberatoria.

Da un lato, vi è quella che Goodman definisce un'"ecologia della paura": l'arsenale acustico del potere, che va dai cannoni sonori utilizzati contro i manifestanti ai dispositivi come il Mosquito, che emette una frequenza udibile solo dagli adolescenti per disperderli. Dall'altro, l'esatto opposto: il dub, le basse frequenze della jungle, il sound system inteso come tecnologia dell'affetto collettivo. È la stessa fisica del suono a essere impiegata in due modi opposti: per separare i corpi e incutere timore, o per tenerli insieme in un'esperienza di condivisione che sfida i confini fisici, culturali e di classe.

Ma la teoria di Goodman, seppur fondamentale, non è che un punto di partenza. La cronaca italiana, con il suo decreto preventivo anti-rave, ne è la prova più tangibile. A raccontare questa storia dal punto di vista di chi l'ha vissuta e documentata sarà Andrea Benedetti, autore di Mondo Techno e, più recentemente, di La visione Techno. Benedetti ha attraversato e documentato la metamorfosi dei capannoni industriali, da luoghi della produzione a rovine della deindustrializzazione, fino a diventare commons, spazi di aggregazione e di resistenza culturale. La sua è una memoria che smaschera il decreto anti-rave per ciò che è: una reazione controllante che affonda le sue radici in un passato recente, mascherata da necessità di sicurezza.

A completare il quadro, un'analisi che parte dal basso, dal punto di vista del pubblico. Andrea Lai, con il suo libro Un pubblico meraviglioso, racconta i centri sociali e il contro-clubbing non come folklore di una stagione chiusa, ma come la forma più concreta di quel "sentire alternativo" che il potere teme. Lai descrive la nascita di un "terzo spazio" che non è né casa né lavoro, dove il semplice consumatore di una serata diventa co-autore di un'esperienza. È qui che la fiducia di cui si parlava non è più un fatto meramente acustico, ma un vero e proprio atto politico.

Il talk “Balla e Difendi” parte da una constatazione fondamentale: il controllo invisibile attraverso la paura ha un punto cieco, il corpo. Si può convincere la mente che non esistano alternative, ma è assai più difficile convincere migliaia di persone che ballano l'una accanto all'altra, in uno spazio buio, attraversate dalla stessa frequenza, che la paura sia inevitabile. Il suono, infatti, lavora sotto la soglia della narrazione. Agisce sulla pelle, sullo sterno, sul diaframma, prima che il pensiero abbia il tempo di razionalizzare la paura o di negarla. Le frequenze sub-basse attraversano i corpi, superano i confini fisici tra le persone, annullando allo stesso tempo le barriere culturali e di classe.

Questo è il terreno su cui il talk intende muoversi, intrecciando la fisica del suono, l'editoria che ne fa pensiero e la cronaca che ne conserva la geografia. Non per fornire risposte definitive, ma per allargare le domande. “Balla e difendi” non è uno slogan, ma la descrizione esatta di ciò che accade quando mille corpi decidono che un capannone vuoto vale più di un coprifuoco. Se la grammatica del controllo è diventata invisibile perché non può più permettersi di essere vista, allora la contro-grammatica del contro-clubbing deve essere qualcosa che non si è mai sentito prima.

L'appuntamento è per il 18 luglio allo Spazio Cavea di Roma (Via Di Salone 290), una cornice che, con la sua atmosfera unica scavata nella pietra, sembra fatta apposta per ospitare una conversazione che promette di fare vibrare le coscienze tanto quanto le frequenze sonore.


Ticket disponibili qui

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