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Bonfim Club: sette anni di musica controvento

Sette anni dopo la riapertura, il Bonfim resta un faro controvento: un luogo libero, radicale e profondamente umano. Alessandro Cacioppo ci racconta cosa significa custodire un tempio culturale affacciato sul mare, senza mai perdere la rotta.

  • Alessandra Sola
  • 27 November 2025
Bonfim Club: sette anni di musica controvento

Chiunque abbia mai varcato le soglie del Bonfim Club, sa perfettamente identificarlo nella propria mente. Il problema, forse, è spiegarlo a chi non ci è mai stato. E non fraintendeteci, non è un difetto.

L’aura di misticismo lisergico che avvolge questo piccolo club sulla passeggiata Anita Garibaldi di Nervi, nella riviera Levante di Genova, basterebbe già di per sé a distinguere il Bonfim da qualsiasi altro luogo che appartiene all’attuale mondo del clubbing italiano oggi. Esteticamente non ha nulla a che vedere con un classico “locale per ballare”. Dehor vista mare, ma affiancato ai binari dei treni, tubi catodici che trasmettono righe colorate in giro, opere d'arte contemporanea praticamente ovunque, console a picco sulla scogliera di Nervi e il tutto accerchiato da una vetrata circolare che affaccia sull’orizzonte del Mediterraneo che dal giorno 0 regala albe e tramonti difficili da dimenticare. L’intima pista del Bonfim, poi, sembra fatta per emozionare attraverso vibrazioni spesso molto più intense di alcuni club nati per essere solamente quello.

Alessandro, che 7 anni fa ha preso in mano il locale dopo un letargo di alcuni anni, non ha mai smesso di lottare per offrire a Genova un posto dove le barriere venissero totalmente azzerate e, dobbiamo dire, ci è riuscito al 100%. Come ci racconterà qualche riga più in basso - e come ci racconta la cronaca ogni giorno - possedere un club in Italia oggi è una sfida quotidiana contro burocrazia, regole spesso insulse, limiti e difficoltà di qualsiasi natura (anche metereologica, per quanto riguarda il Bonfim). Ma, a volte, remare controvento porta a risultati inaspettati.

L’amore per la musica, la passione per creare una comunità che resti unita nonostante le pressioni esterne, ha fatto sì che il Bonfim potesse raggiungere questo importante traguardo di 7 anni, restando sempre fedele alle sue idee e ai suoi principi, senza mai perdere la rotta.

Per festeggiare, domenica 7 dicembre ha invitato uno dei mostri sacri del mondo della musica elettronica, The Hacker, che dividerà la notte insieme al resident e direttore artistico del Bonfim Franzoh, colui che negli anni, oltre invitare DJ da tutto il mondo, ha animato ogni angolo del locale con la sua arte banalmente definibile anticonvenzionale.

I biglietti sono disponibili su Dice e tutte le info sulla pagina Instagram del Bonfim.

Ci siamo fatti due chiacchiere con Alessandro per farci raccontare gioie e dolori del suo amato Bonfim Club.

1. Il 7 è il numero della ricerca, della trasformazione e dei cicli che si chiudono per rinascere. Guardando al Bonfim, cosa rappresenta per te arrivare proprio al settimo anno?

Ciao Ale e grazie per l’intervista. Come tu ben sai, da fruitrice e appassionata di clubbing, al giorno d’oggi è veramente difficile lavorare nel settore dell’intrattenimento e della musica, complice l’epoca post-covid che abbiamo vissuto, complice l’involuzione - permettermi il termine - della cultura musicale, nonché l’arrivo delle tecnologie streaming multi piattaforma, che hanno ridotto all’osso la ricerca di spettacoli ed eventi vissuti dal vivo.
Riuscire a festeggiare questo anniversario in questo momento storico in cui i club e discoteche fanno fatica a stare a galla, è un grandissimo traguardo. Non lo nego che è stato veramente difficile, ma come si suol dire: volere è potere!

2. Quando avete riaperto il Bonfim sette anni fa, vi siete presi cura di un luogo che era già culto a Genova. Come avete trovato l’equilibrio tra il rispetto per l’eredità di quel luogo e il bisogno di scrivere un nuovo capitolo con una vostra identità?

Credo lo si percepisca dalle mura, che sembrano vibrare: qua sono transitati i più disparati artisti, musicisti e DJ da ogni dove, dagli anni 70 a oggi, dagli esordi agli apici della loro carriera. Per molti di loro il Bonfim è stato un vero e proprio trampolino di lancio. Ecco perché oggi come 7 anni fa, sento il dovere di portare avanti la tradizione della musica dal vivo, sempre con un sguardo al futuro e con un’offerta di intrattenimento musicale non convenzionale e di qualità.

3. Sette anni vissuti senza mai cedere ai compromessi “facili”. Quanto è costato difendere l’identità del Bonfim in un contesto culturale che spesso tende a limare gli angoli più radicali?

Non percorrere strade facili è stato parecchio dispendioso in termini di energie, di fatto al giorno d’oggi la cultura in Italia spaventa, i luoghi di aggregazione pure, le istituzioni spesso non sono benevole per questo tipo di attività, per tanto è una scelta che si fa a proprio rischio e pericolo.
Fossimo in un’altra nazione ti garantisco che chi porta turismo, aggregazione e fa girare l’economia di una città avrebbe dei finanziamenti e sovvenzioni dallo stato stesso, cosa che qua non accade assolutamente, anzi vivi con la costante paura di essere sanzionato o ricevere esposti. Ma noi abbiamo sempre tenuto duro, e il compleanno di domenica è la conferma di aver fatto bene a non mollare.

4. In effetti in questi anni siete sopravvissuti a un certo numero di tempeste: limitazioni, pressioni, cambi di scena, disastri meteorologici. Qual è stata la prova più dura che avete attraversato e cosa ti ha impedito di mollare?

La prova più dura è stata resistere, in generale, a un climax di persecuzione da parte delle istituzioni, dalle sanzioni alle sospensioni, fino alla revoca della licenza.
Era il 2023 e in quel momento ho vacillato. Per diverso tempo ho riflettuto su come uscirne in "modalità zen" e, anche grazie all'aiuto di amici e professionisti, si è trovata una soluzione a ogni problema e criticità contestata... e ce l'abbiamo fatta!

5. Se ripensi alle notti più decisive, quelle in cui tutto dentro il Bonfim sembrava allinearsi, pubblico, artisti, atmosfera, qual è il momento che ti ha fatto dire “ok, quello che sto facendo è giusto"?

Non esiste, in verità, un solo momento, è più un allineamento di frequenze. Succede ogni volta che vedo gente che proviene da ogni parte del mondo che si diverte e gode della musica in pista. Questo sentimento condiviso da tutti all’unisono, come abitanti della Terra, mi fa sentire appagato.

6. Festeggiare il compleanno con The Hacker è un traguardo importante. Da dove arriva questa scelta?

Volevamo farci un regalo in primis, chiamare qualcuno che avesse una forte risonanza nel mondo dell’elettronica. Abbiamo scelto colui che ha scritto la storia dell’electro, sia nelle produzioni che nel deejaying, nonchè inventore insieme ad altri pionieri del genere Elettroclash negli anni 2000. Il suo DJ set di 6 ore al Bonfim non sarà solo un'esibizione, ma una vera e propria lezione di potenza e stile, un viaggio attraverso decenni di musica elettronica, reinterpretati con una dirompente freschezza.

7. E poi c’è Franzoh, resident e direttore artistico che negli anni è diventato un’estensione di tutto ciò che rappresenta il Bonfim. Come credi abbia inciso in questi anni la sua presenza?

Franzoh è stato una colonna portante della mia visione, mi ha appoggiato pienamente dal giorno zero, è nato tutto come una collaborazione genuina e spontanea, mancava qualcosa in questa città di diverso, di respiro internazionale, quello che ai più piace chiamare clubbing.
Dalla comunicazione visiva alla scelta degli artisti, senza trascurare ovviamente la selezione musicale: insieme abbiamo voluto dare da sempre un'impronta netta e ben distinguibile nel panorama italiano.
Da quando ho aperto questo club, di dischi ne ha fatti girare veramente tanti e sono davvero felice che finalmente abbia il posto che merita nella scena contemporanea.

8. Il 7 dicembre ci sarà un allestimento particolare, curato dal collettivo Sinapsi. Questa scelta racconta di una visione che va oltre la musica durante l’esperienza del club…

Hai detto proprio bene: “esperienza”, questo è ciò che vogliamo regalare al pubblico. Al giorno d’oggi fondere la musica con le arti visive è diventato un must. In questo frangente Davide “Sinapsi” oltre che un amico è un professionista del settore: lavora nel campo del videomapping dal 2014, collabora con molti enti e festival, sono certo che ci regalerà una performance unica e immersiva, dove la luce gioca con lo spazio.

9. Genova è una città complessa, bellissima e dura. Quanto ha influenzato la vostra filosofia e quanto il Bonfim, secondo te, ha restituito qualcosa alla città?

Genova è una città splendida ma ostica, come ogni novità, tutto viene messo in discussione. Siamo la patria del mugugno d’altronde, molto conservatrice e principalmente abitata da persone anziane che non vedono di buon occhio punti di aggregazione e intrattenimento.
Pochi sono gli spazi dove potersi esibire con una band o mettere qualche disco nella Superba, l’esigenza era dare una casa agli artisti che vagavano in questo vuoto.

Nel mio piccolo, avendo coinvolto ospiti sia nazionali che internazionali e generando conseguente turismo musicale, credo di aver fatto conoscere questa città troppo spesso trascurata come meta turistica, ma con una bellezza rara tutta da scoprire.

10. Se dovessi scrivere una frase ai prossimi sette anni del Bonfim, un voto, una promessa, un desiderio, cosa metteresti nero su bianco?

Il Bonfim è un luogo magico, da preservare e proteggere, l’ultimo baluardo di ciò che consideriamo l’essenza stessa dell’underground. Desidererei che l’importanza socio-culturale che merita venga riconosciuta anche livello istituzionale europeo, sarebbe bellissimo… Restate connessi ;)

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