Dove Gira: XTCR
In via Farini a Milano, XTCR è uno dei templi dell'elettronica, tra usato selezionato e nuove uscite club oriented. Nato dall’intuizione di Nic, oggi è uno spazio di scoperta e confronto per la scena milanese.
Un lavoro non cercato in un momento un po' confuso, un'intuizione arrivata per caso che ha dato forma a una passione. Per Nic, anima e cuore dietro il negozio XTCR di Milano, quell'intuizione è stato un disco techno del ’94, ruvido e visionario, trovato in mezzo ad altre cento copie improbabili. Un piccolo detonatore personale che ha trasformato un momento sospeso in un’idea concreta.
XTCR nasce così: prima in un garage, tra scatole e spedizioni su Discogs, poi in provincia, con un’apertura beffardamente schiacciata dal lockdown, una falsa partenza che oggi suona come un rito di passaggio necessario per raggiungere un traguardo: la sede di via Farini a Milano.
Quando Nic parla del suo negozio, racconta dell'importanza di lasciare spazio alla scoperta e alla sorpresa, con una chiara identità orientata verso il digging per DJ, tra usato selezionato con istinto e nuove uscite profondamente club oriented. Nuovo e usato convivono senza gerarchie, perché sostenere la scena significa anche far dialogare le generazioni.
Quando abbiamo chiesto a Tao, Matteo e Nic quale fosse il disco che meglio raccontasse la storia dietro XTCR, hanno scelto Codebase - Anomalies, perché "è un disco senza fronzoli che unisce la sensibilità di tutti e tre per questo tipo di musica." Così, rispondendo a queste e alle altre nostre solite 5 domande della rubrica Dove Gira, ci sono state aperte le porte di XTCR. Benvenuti :)
Come e quando è nato xtcr?
Nel 2018, dopo qualche anno di djing in provincia, mi resi conto di quanto fosse facile rimanere lì (nel senso di lì, in provincia) incastrati, sia professionalmente che emotivamente. Portare avanti progetti seri legati alla musica era complicato per me, non vedevo sbocchi e, in quel periodo, ero senza lavoro e appena uscito da un momento non proprio positivo. Per tenere la mente occupata quindi accettai un lavoro di ripiego in un mercatino dell’usato totalmente a caso, uno di quelli davvero brutti, che ho odiato per gran parte della mia permanenza. Un giorno, però , (e qui il “però” è importante, perché se non fossi mai andato a lavorare lì… chissà) arrivò un tipo con una cassa di dischi improbabili: quasi tutti invendibili, ma con un paio di eccezioni. Una me la ricordo ancora benissimo: 7th Plain - To Be Surreal, disco techno del 1994 di Luke Slater (ascoltatelo se non lo conoscete) su General Production Recordings. Quello fu il vero trigger. Ho sempre avuto la passione per la musica e la soluzione era davanti agli occhi, ma non avevo mai pensato di vendere dischi fino a quel momento.
Ci volle ancora un po’ di tempo prima di passare all’azione. La cosa rimase lì finché non lasciai anche quel lavoro. Solo allora iniziai davvero nel garage di casa a comprare e vendere vinili su Discogs e a dare un nome alla cosa. Il primo stock fu di cento dischi presi da un annuncio su internet; poi, scatola dopo scatola, sempre dello stesso calibro, riuscii a costruire un catalogo abbastanza grande da dover pensare di lasciare il garage. Usavo già lo stesso profilo XTCR che vedete oggi. Il nome nacque così: avevo davanti un disco di Danny Tenaglia con un “XTC mix” (una cosa che piaccia o no è legata indissolubilmente al mondo del clubbing) e ci aggiunsi la R che sta per Records. Più facile di così…:)
Dopo circa un anno, complice un periodo favorevole per il digging, mi ritrovai davanti alla domanda che ti sfiora a una certa quando non è più un gioco: “e adesso?”. Così decisi di aprire il primo negozio a Busto Arsizio. Purtroppo, l’apertura coincise esattamente (non sto esagerando) con la pandemia, il primo lockdown e altri intoppi. Lo dico sempre: abbiamo aperto il 1 maggio… e chiuso l’8. Una vera sfortuna, ma almeno oggi abbiamo una bella storia da raccontare! :)
Eppure, eccoci qui oggi, nell’attuale spazio di via Farini, con un negozio discretamente attrezzato, una distribuzione e un piccolo studio.
Mi sembrava giusto raccontarla, perché a volte ci si sente sopraffatti, ma se le cose devono succedere, alla fine succedono.
Cosa influenza maggiormente la vostra selezione?
Sull’usato principalmente ci muoviamo secondo il nostro gusto, ma l’esperienza ci ha insegnato a non esserne troppo legati: il mondo è vario e le persone hanno preferenze molto diverse. Cerchiamo sempre di scegliere dischi di musica elettronica, perché il nostro taglio è decisamente da DJ. A volte capitano altri generi, se ne vale la pena prendiamo anche quelli, ma sempre meno nel tempo.
Per i dischi nuovi la questione è leggermente diversa: ci orientiamo ormai esclusivamente su materiale club oriented, avendo consolidato una clientela che cerca proprio questo tipo di proposta, ed essendo profondamente radicati in questa fetta di mercato. Ci tengo a sottolineare che ci teniamo a dare lo spazio giusto al nuovo, per supportare concretamente la scena e gli artisti che ne fanno parte. Per quanto mi riguarda nuovo e usato devono esserci entrambi in un negozio come il nostro.
Come vengono suddivisi i dischi all’interno del vostro negozio? Credete che la vostra scelta di suddivisione influenzi la ricerca dei clienti?
Decisamente sì. Alcuni trovano la nostra organizzazione “strana”, ma è voluta. Non suddividiamo i dischi per label né per artista: li organizziamo per anno o in alcuni casi (tipo l’ House) per paese, in modo da stimolare la ricerca e favorire scoperte inaspettate. Dischi con sfaccettature diverse si affiancano l’uno all’altro, creando percorsi interessanti.... certo, abbiamo uno scaffale dedicato alla trance, uno alla techno, uno all’house, ma fine. Anche per il nuovo. È un approccio molto da “digger”. Mettiamo un minimo di ordine ma lasciamo spazio al cliente di decidere e di scoprire cosa gli piace cercando di non influenzarlo con una divisione troppo marcata.
Proprio per questo motivo, ci troviamo spesso con tanta gente che ascolta tanta roba che non conosce, dunque da qui le 6 postazioni d’ascolto (che torneranno a essere 8 a breve).
Come vedete la scena elettronica della vostra città? Che tipo di evoluzione c’è stata da quando avete aperto?
Secondo noi, ora è un buon momento per la scena milanese. Ci sono tante situazioni interessanti, molti progetti validi e apparentemente pochi contrasti, cosa che non è affatto scontata. Non sappiamo se sia la nostra posizione “neutra” a farci percepire le cose così, ma questa è l’impressione che abbiamo. Da quando abbiamo aperto, abbiamo visto il gusto e i trend cambiare leggermente, anche se il periodo considerato è breve. In negozio ci interroghiamo spesso sui trend, sia per capire le mosse da fare, sia per puro cazzeggio. Quello che emerge sempre è che, fondamentalmente, l’aspetto più importante è confrontarsi, sia che si stia andando in una direzione o nell’altra. La scena vive di influenze reciproche: quando si parla in maniera autentica di musica e non solo di progetti, lo scambio che ne nasce è potente. Anche tra noi, tutti DJ, ci siamo influenzati moltissimo in maniera positiva: i nostri set sono cambiati, si sono smussati, e abbiamo aperto gli occhi su cose che prima del confronto non avevamo considerato. Penso che posti come XTCR, e in generale i negozi di dischi, contribuiscano in maniera importante a questo tipo di scambio.
Ora, per rispondere secco alla vostra domanda: si sta notando un ritorno dell’elemento house, tech house e progressive house nei dischi. Si cerca di nuovo quella ripetitività e quegli arrangiamenti ipnotici tipici della scena di fine anni ’90 e inizio anni 2000, senza dimenticare però i tocchi trance ed electro. Un trend, compromesso e se vogliamo un equilibrio che personalmente troviamo molto positivo. Poi importante, ci sono tantissimi ragazzi giovani, davvero giovani, che si avvicinano alla scena e comprano i primi dischi chiedendo come approcciarsi: è bellissimo vederli approcciare per la prima volta. Così si parte subito con il piede giusto.
Come vi immaginate il futuro di xtcr?
Questa è una domanda difficile. Dobbiamo prestare molta attenzione alle mosse che faremo con tutti i progetti in corso. Le persone si stancano rapidamente e le cose cambiano in fretta… quindi, per mantenere alto l’interesse, mi piacerebbe vedere lo stesso XTCR, ma più grande, con magari uno spazio dedicato a piccoli eventi e diventare un punto di riferimento anche a livello di distribuzione.
Non si tratta di fare qualcosa di diverso da quello che facciamo oggi, sempre nella nostra modalità “easy”, senza pro, ma su scala più ampia. Poi vedremo: la storia che ho raccontato prima mi rende molto cauto nel fare previsioni. non si sa mai cosa può succedere.
