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Come i festival si stanno impegnando per un approccio green

A pochi giorni dall’Earth Day (22 aprile), il quadro che arriva dai grandi eventi internazionali è chiaro: essere green non è più una scelta di nicchia, ma l’unica strada praticabile. E funziona.

  • Alessandra Sola
  • 28 April 2026
Come i festival si stanno impegnando per un approccio green

A tracciare la rotta è A Greener Future (AGF), l’organizzazione no-profit che da anni lavora per rendere sostenibile il settore degli eventi dal vivo. Dai palchi di Ultra Miami alle aree food di Paradise City in Belgio, passando per la mobilità integrale di DGTL ad Amsterdam, i festival stanno dimostrando che ridurre le emissioni si può fare, senza rinunciare alla spettacolarità e, anzi, spesso risparmiando.

«I festival sono il posto perfetto per sperimentare nuovi modi di fare le cose – spiega Claire O’Neill, co-fondatrice di AGF –. Dall’acqua all’energia, fino al ripristino della biodiversità: quando funzionano, mostrano alternative sostenibili migliori».

Ecco alcuni esempi che potremmo (e dovremmo) importare anche in Italia.

Ultra Miami: il primo grande stage a batterie zero emissioni

Negli Stati Uniti, Ultra Music Festival ha fatto la storia con il suo programma Mission: Home. Per la prima volta, un major festival di musica elettronica ha alimentato un intero palco di grandi dimensioni, il RESISTANCE Cove Stage, esclusivamente con batterie a emissioni zero, in collaborazione con REVERB e Showpower.

Il sistema SmartGrid™ si ricarica dalla rete esistente, senza generatori diesel sul posto. «Ogni anno cerchiamo di osare di più – racconta Vivian Belzaguy Hunter, sustainability director di Ultra – Collaborazione, innovazione e cultura si incontrano per creare un impatto duraturo».

E i numeri gli danno ragione: Ultra è stato l’unico festival americano nominato agli AGF International Awards e il primo negli USA a ottenere la prestigiosa certificazione Greener Festival in oltre un decennio.

Niente più hamburger di carne? Paradise City ci scommette

Cambiare le abitudini alimentari di migliaia di raver non è facile. Ma Paradise City in Belgio ci sta riuscendo senza nemmeno usare le parole “vegan” o “vegetariano”.

La loro food curator Petra Daniëls ha rivoluzionato i menu: ogni chiosco deve offrire almeno un’opzione plant-based, posizionata in cima al menu (la carne in fondo), e a un prezzo più basso. Niente manzo né agnello, solo pollo e maiale come alternative – e molta creatività nei nomi.

«"Lasagna al forno di campo” suona molto più sexy di “lasagna vegana” – spiega Petra –. Così normalizziamo piatti sani e sostenibili, senza farli sembrare strani. E il pubblico lo ama».

Una lezione importante anche per i nostri festival, dove l’offerta green è spesso ancora un’eccezione.

DGTL Amsterdam: il festival dove arrivi in bici (o in traghetto)

Il trasporto del pubblico è una delle voci più pesanti in termini di CO2. DGTL, vincitore degli AGF Awards, ha risolto il problema alla radice: parcheggio auto zero per i visitatori.

Location centrale, navette extra, traghetti potenziati e percorsi ciclabili dedicati. Inoltre, l’organizzazione riduce al minimo i voli ingaggiando artisti locali o di prossimità, e utilizza carburanti sostenibili per i mezzi pesanti. Morale: la festa non si ferma, ma l’impronta di carbonio sì.

All Points East (Londra): il riciclo non è una scusa

Nel Regno Unito, All Points East ha costruito un impianto di smistamento rifiuti direttamente onsite, usando materiali di recupero. Bicchieri, vapes, cibo, vetro e plastica: tutto separato, con stoviglie 100% compostabili per i trader. Il palco? Alimentato da un sistema a batteria da 3 MWh con energia eolica e solare.

Un modello che ribalta l’approccio tradizionale (“tanto poi pensano gli addetti”) e lo trasforma in un’operazione trasparente ed efficiente.

E in Italia?

Manca ancora una cultura diffusa della sostenibilità nei festival nostrani, ma qualcosa si muove. Alcune realtà come Kappa FuturFestival a Torino o Terra Solida (evento dedicato alla sostenibilità) stanno introducendo raccolta differenziata spinta, borracce riutilizzabili e aree food a km zero. E il Green Gathering nel Regno Unito – con i suoi tre spazi dedicati a permacultura, riparazione di biciclette e il celebre “Free Shop” – ci ricorda che un’altra via è possibile.

La strada è tracciata. Ora tocca a noi, come community, chiedere di più. E ai promoter, capire che il futuro (verde) è anche più conveniente.

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