Marco Weber esce con “Pot Holes” su deeperdub
Groove ipnotici, ritmiche che spingono e un’anima marcatamente da club. Il producer di Zurigo torna con un pezzo super intenso.
C’è un momento, in pista, in cui il suono diventa fisico. Non lo senti solo con le orecchie, ma lo percepisci nella cassa toracica. Marco Weber quel momento lo conosce bene, perché lo costruisce in studio dopo notti passate a osservare il dancefloor di Zurigo. E con il suo nuovo singolo “Pot Holes”, uscito il 20 maggio via deeperdub, porta tutta quell’esperienza dentro un tiro secco, ipnotico, perfetto per i pomeriggi che diventano notte fonda.
Il titolo – “buche” – evoca subito un percorso accidentato, e in effetti il brano non regala facili appoggi. È una cavalcata solida, fatta di rolling bassline, percussioni taglienti e kick che colpiscono dritte al centro. Ma Weber non è il dj che ti massacra senza un perché: la sua forza è la progressione. Strati di synth fluidi, frasi vocali che entrano ed escono dal mix, piccoli glitch e ritmi che giocano con le aspettative. Il tutto senza mai perdere la bussola. «Voglio creare connessioni», ha raccontato in più occasioni. E “Pot Holes” riesce proprio in questo: ti prende per mano in un tunnel, ma c’è sempre una luce che filtra.
Weber non è nuovo a queste mosse. La sua discografia – tra originali come “Soulful House” e remix sempre calibrati – mostra un artista che cresce senza mai tradirsi. La svolta? Aver capito che la pista è un laboratorio. Ogni dj set nei club di Zurigo gli ha insegnato quando alzare la pressione e quando lasciare respirare la cassa. E in “Pot Holes” questo mestiere si sente: il pezzo è energico ma controllato, ipnotico ma mai statico.
A completare il pacchetto c’è un remix firmato Em Pathik che offre una prospettiva diversa. Dove l’originale è ruvido e terrestre, la reinterpretazione di Pathik alza i synth e apre l’atmosfera. Più ariosa, più solare, ma senza rinunciare al motore ritmico che tiene tutto ancorato alla pista. Un contrasto riuscito che arricchisce il release e lo rende adatto a più momenti del set.
Se amate quella deep tech che non si vergogna di essere fisica, che sporca le mani senza diventare banale, “Pot Holes” è da tenere d’occhio (e da portare in rave). Marco Weber continua a tracciare la sua strada con intelligenza e dedizione, e questo singolo su deeperdub è un tassello solido di un percorso che promette ancora molte deviazioni interessanti.
