NTO: «Avere meno da dimostrare, meno da nascondere… e più da vivere»
Nel suo album NAKED, il producer francese si racconta attraverso il dolore della perdita, la sobrietà e la scoperta dell’universo creativo privato di suo padre. Ai microfoni di Mixmag riflette sull’importanza di lasciare spazio all’imperfezione, sulla ricerca di una nuova forma di intensità e sul percorso che lo ha portato a sentirsi sempre più a proprio agio nei panni di Anthony Favier.
Mentre svuotava la casa di famiglia insieme al fratello, Anthony Favier ha scoperto una parte della vita di suo padre che non aveva mai conosciuto fino in fondo. Disegni, dipinti e testi di canzoni, tutti firmati con lo stesso nome: Fior Di Macchia. L’uomo che avevano sempre conosciuto come padre custodiva anche un universo artistico privato, lasciando dietro di sé le tracce di un impulso creativo che Anthony ha riconosciuto anche in se stesso. Quella scoperta avrebbe contribuito a dare forma a NAKED, un album nato nell’arco di diversi anni, durante i quali il producer conosciuto come NTO stava ripensando il proprio modo di vivere, ciò di cui aveva bisogno e ciò che la sua musica avrebbe potuto racchiudere.
«Io e mio fratello conoscevamo nostro padre, ovviamente, ma all’improvviso abbiamo scoperto questo suo universo creativo privato. Disegni, dipinti, testi… tutto firmato Fior Di Macchia, quasi fosse un alter ego artistico», racconta. «Mi ha portato a guardarlo in modo diverso. Non più soltanto come mio padre, ma anche come una persona che sentiva il bisogno di creare, probabilmente per le stesse ragioni per cui lo faccio io».
Quella scoperta ha aperto la strada a temi che fino a quel momento aveva tenuto a distanza. La famiglia, la memoria e ciò che si tramanda da una generazione all’altra hanno iniziato a trovare spazio nella sua musica in maniera più diretta. Attraverso Fior di Macchia, quell’incontro inaspettato con la creatività paterna è diventato parte della sua. Ha anche offerto all’album un punto di partenza emotivo capace di accogliere tutto ciò che, nel frattempo, continuava a cambiare intorno a lui.
«Volevo parlare di lui, della mia famiglia, dei ricordi, di ciò che si trasmette… cose a cui probabilmente, in passato, non avrei permesso di entrare così direttamente nella mia musica».
Un disco nato attraverso vite diverse
NAKED ha preso forma attraversando il dolore della perdita, la rabbia, la sobrietà e il graduale approdo a una dimensione più serena. Riascoltandolo oggi, Anthony riesce a riconoscere al suo interno quei diversi periodi, anche se preferisce non individuare un unico momento decisivo nel processo. La musica cambiava insieme a lui, talvolta custodendo emozioni che ancora non riusciva a comprendere. Con il passare del tempo, comporre ha iniziato a offrirgli qualcosa che andava oltre la semplice espressione.
«Alcune tracce sono nate quando ero arrabbiato, altre quando mi sentivo perso, altre ancora quando le cose stavano diventando più serene. Ci sono voluti alcuni anni per realizzare l’album, quindi è naturale che io sia cambiato molto nel frattempo», spiega. «All’inizio la musica era un luogo in cui potevo riversare ciò che stavo attraversando, senza comprenderlo davvero. Piano piano è diventata uno spazio in cui riuscivo a trasformarlo. Credo sia questa la differenza più grande. All’inizio cercavo di esprimere qualcosa, alla fine probabilmente stavo guarendo attraverso la musica».
Quel processo ha generato molta più musica di quanta l’album potesse contenerne. Scegliere cosa includere ha richiesto di riconsiderare i criteri con cui era abituato a giudicare il proprio lavoro. Una traccia poteva essere molto forte presa singolarmente, ma interrompere il racconto complessivo; un’altra poteva rivelare la propria importanza soltanto nel rapporto con le altre. Il lavoro di selezione è diventato così un modo per comprendere ciò che aveva creato.
«A un certo punto ho dovuto smettere di pensare a quali fossero le tracce più forti singolarmente e iniziare a riflettere su ciò che l’album stava cercando di comunicare nel suo insieme. Alcune tracce che amavo molto non avevano posto al suo interno. Altre erano forse meno immediate, ma importanti per la storia», racconta. «Una volta volevo sempre aggiungere un altro livello, un altro synth, più impatto… Con questo album ho fatto spesso l’opposto. NAKED è diventato più chiaro quando ho smesso di cercare di dimostrare qualcosa attraverso di esso».
Anche ciò che lo circondava stava cambiando. La vita nei dintorni di Marsiglia e del Mediterraneo ha portato la natura a occupare uno spazio sempre maggiore nella sua quotidianità, mentre le lezioni di chitarra e pianoforte lo hanno riportato a quella condizione di incertezza tipica di chi sta imparando qualcosa da zero. Dopo vent’anni trascorsi a produrre musica elettronica, ha accolto con piacere l’idea di avere meno risposte. Gli automatismi consolidati in studio potevano così lasciare spazio agli errori, alle scoperte più semplici e a possibilità che altrimenti avrebbe rischiato di ignorare.
«Dopo vent’anni passati a produrre musica elettronica sviluppi delle abitudini, delle scorciatoie, a volte pensi di sapere esattamente cosa stai facendo… e questo può essere pericoloso dal punto di vista creativo», racconta. «Suonare la chitarra e imparare il pianoforte mi riportano in una condizione in cui non so tutto. Faccio errori, scopro cose semplicissime e a volte basta un accordo per aprire una porta completamente nuova».
Voci, strumenti acustici e registrazioni ambientali sono entrati naturalmente a far parte di questo vocabolario musicale in espansione. Anthony racconta di aver iniziato a trascorrere più tempo con la famiglia, nella natura e nel silenzio, esperienze che hanno gradualmente trovato la propria strada verso lo studio. Non c’era alcuna intenzione programmatica di reinventare NTO o rendere il progetto più organico dal punto di vista sonoro. Stava semplicemente sviluppando un interesse verso modi diversi di comunicare le emozioni.
«Ho iniziato a interessarmi maggiormente alle voci perché esistono emozioni che un synth semplicemente non riesce a esprimere allo stesso modo. Lo stesso vale per gli strumenti acustici, le registrazioni ambientali, le imperfezioni… E anche la mia vita fuori dallo studio è cambiata», spiega. «Credo che il mio vocabolario musicale si sia semplicemente ampliato perché anche la mia vita si è ampliata».
Lasciare spazio al vuoto
Validation, Medication affronta uno degli interrogativi che attraversano questo periodo: cosa succede quando le cose che utilizziamo per riempire gli spazi più scomodi iniziano a perdere il loro potere su di noi? Per Anthony, il titolo mette in relazione la ricerca di approvazione con i diversi modi in cui le persone gestiscono le emozioni che preferirebbero evitare. Colloca il brano in una sorta di punto intermedio del percorso emotivo dell’album, dove il riconoscimento di uno schema precede ancora la capacità di capire come modificarlo.
«Credo di aver cercato per molto tempo la validazione al di fuori di me stesso. Attraverso la musica, il successo, le persone, le feste… praticamente attraverso tantissime cose. E anche il termine “medication” può assumere significati diversi. Non si riferisce soltanto ai farmaci veri e propri, ma a tutto ciò che utilizziamo per fuggire da quello che non vogliamo sentire o per regolarlo», racconta. «Il brano è nato proprio dal mettere in discussione tutto questo. Cosa succede quando smetti di cercare di riempire ogni spazio che ti mette a disagio?».
La sobrietà ha cambiato anche il rapporto tra Anthony e la sua identità artistica. Descrive il NTO del passato come una versione amplificata di se stesso: più sicura, più intensa e costantemente proiettata verso il prossimo traguardo. Oggi quella distanza si è ridotta. La musica continua a permettergli di esprimere ciò che fatica a spiegare a parole, ma sente sempre meno il bisogno di affidare quelle emozioni a un’identità separata.
«Smettere di bere, perdere i miei genitori, diventare più presente nella vita della mia famiglia… tutto questo mi ha fatto sentire molto più a mio agio nell’essere semplicemente Anthony», racconta. «Ma NTO continua a darmi un linguaggio per esprimere cose che non riesco davvero a spiegare. Non sono sempre bravo a tradurre le emozioni in parole. Però datemi un synth e quattro ore da solo… e all’improvviso ho tantissimo da dire».
Il raggiungimento di una maggiore serenità ha affinato anche la sua concezione dell’intensità musicale. Se un tempo associava la potenza all’aggiunta di nuovi elementi, oggi presta molta più attenzione ai contrasti e allo spazio che circonda ogni momento. Un cambiamento che ha conseguenze concrete anche sul dancefloor: un passaggio più minimale può trasformare completamente la percezione dell’esplosione che arriva dopo. La pace interiore gli ha dato un maggiore controllo sulla scelta dei momenti in cui spingere sull’acceleratore.
«Qualcosa può sembrare immenso proprio perché ciò che lo precedeva era molto piccolo. In fondo succede lo stesso con le emozioni. Quando la tua vita è costantemente intensa, smetti di percepire l’intensità», racconta. «Quindi non credo che la serenità abbia reso la mia musica più morbida. Forse mi ha semplicemente dato più spazio per scegliere quando voglio farla esplodere».
Portare l’intimità sul palco
Sul palco, queste scelte rimangono flessibili. NTO si esibisce dal vivo utilizzando esclusivamente la propria musica, adattando strutture, batterie e dinamiche al contesto. Gli spazi più piccoli gli permettono di soffermarsi sui passaggi più sottili e di assumersi rischi diversi, mentre i palchi più grandi richiedono un’altra energia fisica. Le versioni live lasciano così alla musica la libertà di reagire all’ambiente, senza perdere le emozioni che l’hanno generata.
«L’emozione e l’identità rimangono le stesse, ma posso cambiare la struttura, le batterie, le dinamiche per farle funzionare diversamente sul palco», spiega. «Intimità e potenza non devono necessariamente essere agli opposti. I momenti migliori sono quelli in cui riesci ad averle entrambe».
Durante un periodo difficile, uno sconosciuto gli disse una frase che da allora porta con sé: «Quello che mi aspetta vale la pena di guarire per poterlo vivere». Il suo significato è cambiato insieme a lui. Un tempo rappresentava la possibilità di sopravvivere a ciò che stava attraversando; oggi il futuro appare più vicino e concreto, fatto di famiglia, musica e curiosità. Essere abbastanza presente da poter vivere davvero queste esperienze è diventato, di per sé, un obiettivo.
«Oggi mi interessa meno cercare continuamente di diventare qualcos’altro. Avere più successo, diventare più grande, qualsiasi cosa. Ho passato abbastanza tempo a rincorrere qualcosa», racconta. «Quello che sto ancora imparando a lasciarmi alle spalle è probabilmente il bisogno di approvazione e di controllo. E forse, alla fine, è proprio questo che significa NAKED per me. Avere meno da dimostrare, meno da nascondere… e più da vivere».
