Dentro il disco: Ritmomento by Eternal Love
Tra memoria Italo, ritmi globali e una pratica del suono costruita sul movimento, Ritmomento segna il debutto di Eternal Love su Music From Memory: un EP che tratta il ritmo come linguaggio vivo, lontano dalla nostalgia e vicino al corpo.
Cosa ci fanno due milanesi a maneggiare ritmi che sembrano arrivare da più latitudini insieme, tra bassi caldi, voci afro-cosmiche e una memoria Italo che non ha alcuna intenzione di diventare nostalgia? Semplice, un disco che spacca. Un disco che sta tutto nel corpo, nel modo in cui in cui il ritmo torna a essere gesto e linguaggio.
La risposta non sta nel revival, né in una citazione ben fatta. Sta nel loro percorso.
Eternal Love, nome del duo di DJ italiani composto da Federico Facchinetti ed Edoardo Aldini, è prima di tutto il risultato di anni passati a muoversi. Non solo tra club e dancefloor, ma tra continenti, radio, sistemi sonori, notti lunghe e set che non avevano bisogno di spiegazioni. Dall’Europa all’Australia, dall’Asia al Sud America, il loro percorso è stato costruito senza scorciatoie ma per accumulo e ascolto.
Nonostante il loro passaporto sia pieno di timbri, le produzioni di Eternal Love sembrano non voler “tradurre” quello che suonano, ma continuare lo stesso discorso con un altro mezzo. Dopo il debutto su Planet Trip via Rush Hour, Ritmomento segna un passaggio chiave: il debutto su Music From Memory. La label da anni lavora sul rapporto tra passato e presente, sulla possibilità di rimettere in circolo genealogie sonore senza trasformarle in reliquie. L'incontro con Eternal Love, che quella continuità la pratica da tempo, anche quando non stava producendo, sembra tutt'altro che casuale.
Ritmomento parla di ritmo come memoria attiva, come organismo che sa ricordare senza legarsi a forme di archiviazione troppo costringenti. Il groove dell’Italo in questo EP si spoglia della veste dell’estetica da replicare, diventando una lingua madre che si mescola viaggiando e sporcandosi, influenzata dai tardi anni Ottanta e Novanta: suoni cosmici, tribali e con influenze afro, filtrati però da decenni di club culture globale.
“Luna Manga” apre il discorso con una linea di basso Italo netta, quasi dichiarativa, attraversata da una vocalità che guarda altrove e amplia subito il campo. “Echo Danza” lavora sul tempo medio, sulla ripetizione che ipnotizza, su una danza che più che andare alla ricerca del picco, vuole la durata. “Nakarap” è forse il punto in cui la matrice cosmica emerge più chiaramente, tra synth incisivi e una tensione che sembra arrivare da un’altra epoca, senza mai suonare fuori dal presente.
Anche i rework seguono la stessa logica, evitando le decorazioni e mirando più alle espansioni. Esa porta “Nakarap” in una dimensione più organica, quasi rituale, mentre Masalo trasforma “Luna Manga” in una traccia da dancefloor pieno, notturno, con una progressione che spinge senza perdere profondità.
Più che dimostrare che l’Italo non è morta, Ritmomento fa qualcosa di più interessante: la usa senza dichiararla. La lascia vivere dentro il ritmo, dentro il corpo, dentro un suono che non ha bisogno di essere spiegato.
Ed è forse lì che si capisce che certi sound non finiscono. Cambiano solo modo di tornare.
