Tutta l’elettronica sta nel nuovo libro di Jean-Michel Jarre
La Bibbia illustrata e definitiva sulla storia del suono nato dalle macchine si intitola “Machines: A History of Electronic Music”: dal Futurismo italiano all'intelligenza artificiale. Il padre del genere l’ha scritta e non ci si può esimere dal leggerla
Jean-Michel Jarre, il pioniere francese che ha trasformato i sintetizzatori in strumenti di massa, firma con “Machines: A History of Electronic Music” quello che si candida a diventare il volume di riferimento assoluto per chiunque ami la musica elettronica. Pubblicato da Thames & Hudson, il libro ripercorre oltre un secolo di storia sonora partendo dal 1913, anno in cui Luigi Russolo scrisse “L'arte dei rumori”, il manifesto futurista che per primo teorizzò l'uso del rumore come linguaggio musicale autonomo. Da quel punto di partenza rivoluzionario, Jarre costruisce una narrazione che attraversa il Surrealismo e il Bauhaus, le sperimentazioni radiofoniche europee e le rivoluzioni tecnologiche che hanno progressivamente consegnato ai musicisti strumenti capaci di generare suoni mai esistiti prima.
Il volume analizza in dettaglio oltre ottanta strumenti, dall'iconico sintetizzatore ARP 2500 fino a creazioni uniche al mondo, costruite su misura e mai riprodotte in serie, ciascuno raccontato come un personaggio con una propria storia e una propria personalità. Jarre descrive il suo studio di registrazione come un El Dorado personale, un luogo dove le macchine non sono oggetti inerti ma entità silenziose e luminescenti, in agguato nell'ombra, capaci di contenere ogni suono possibile. La sua ossessione, scrive, è quella di estrarne pepite d'oro, come farebbe un cercatore d'oro davanti a un fiume sconosciuto. Questa visione quasi mistica della strumentazione elettronica attraversa tutto il libro, tenendo insieme la rigoarea tecnica e il calore di una testimonianza personale.
A rafforzare la dimensione corale del progetto contribuiscono voci straordinarie come Pete Townshend dei The Who, il sinth-pop pioniere Gary Numan, il DJ e produttore olandese Armin van Buuren e Gillian Gilbert dei New Order, con altri nomi ancora da annunciare. Il risultato è un dialogo generazionale tra artisti che hanno usato le macchine in modi radicalmente diversi, trasformando "Machines" in qualcosa di più di un libro di storia: un documento vivo, personale e collettivo allo stesso tempo. Jarre non è nuovo a questo tipo di riflessione pubblica sul rapporto tra creatività e tecnologia. Solo poche settimane fa, in un'intervista al Guardian, ha esortato le industrie musicale e cinematografica ad abbracciare l'intelligenza artificiale senza paura, definendola una forma di immaginazione aumentata e criticando il conservatorismo di settori che tendono a leggere ogni innovazione come una minaccia piuttosto che come un'opportunità.
Ogni rivoluzione tecnologica, ha detto, viene percepita come un pericolo dai media e dai linguaggi espressivi già affermati. Ed è esattamente quello che sta accadendo con l'IA. "Machines" si inserisce dunque in questo discorso più ampio, posizionandosi non solo come un omaggio al passato ma come una bussola per orientarsi nel futuro della produzione musicale elettronica. Il libro è già disponibile in preordine e uscirà il 17 novembre 2025 negli Stati Uniti e l'8 ottobre nel Regno Unito, con edizioni previste in diverse lingue ma non c’è certezza per quella italiana. Per chi si occupa di djing, produzione, clubbing o semplicemente ama la cultura dei sintetizzatori e della musica dance, questo volume rappresenta un acquisto imprescindibile.
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