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Invincible, Spazio Cavea e Mixmag Italia portano Theo Parrish a Roma

Il 5 luglio, per la prima volta in una cornice come Spazio Cavea, il maestro di Detroit si concede a Roma per un extended set di otto ore. Al suo fianco, a fare gli onori di casa, l'amatissimo DJ romano Giorgio Gigli, per una produzione congiunta Mixmag Italia, Invincible e Cavea.

  • Alessandra Sola
  • 19 May 2026
Invincible, Spazio Cavea e Mixmag Italia portano Theo Parrish a Roma

Succede sempre qualcosa di magico quando tre realtà appassionate si incontrano sulla stessa ipotenusa di intenti. Crediamo sia proprio questo il caso dell'evento del 5 luglio 2026, quando Mixmag Italia, Invincible e Spazio Cavea metteranno in coproduzione una data che ha già il sapore di un’eccezione: l’unica apparizione romana di Theo Parrish, chiamato a occupare il booth con un extended set di otto ore consecutive. Ad aprire il lungo viaggio, affidando il crepuscolo alla costruzione di una tensione che si farò attesa, sarà Giorgio Gigli, DJ romano nonché una delle voci più rigorose della techno ipnotica del nostro paese. Un evento con un intento preciso: restituire alla musica elettronica la sua dimensione più autentica, quella del tempo lungo e di spazi liberi.

Invincible, realtà in costante ascesa nel panorama dei festival multigenere, ha costruito la sua identità su un’idea di programmazione che non teme gli slalom tra generazioni e codici. Mixmag Italia, dal canto suo, non ha mai nascosto la propria ambizione di fare da argine alla retorica dell’intrattenimento usa‑e‑getta: ogni partnership, per noi, è prima di tutto una scelta di gusto condiviso. Spazio Cavea, infine, è il luogo che trasforma l’atto dell’ascolto in un’esperienza sensoriale a 360°: antichissime cave di tufo, pietra e riverberi che rendono la musica materia tattile.
È in questo triangolo di senso che si inserisce perfettamente la figura di Theo Parrish. Difficile immaginare un artista più adatto a occupare uno spazio simile, scegliendo in maniera totalmente autonoma di estendere il suo set a 8 ore. Un regalo che non potrà far altro che portarci sorprese e momenti emozionanti.

Parrish, classe 1972, è cresciuto a Chicago quando la house music era ancora un’eresia da magazzini abbandonati. Ha iniziato a mettere dischi a tredici anni, ma la sua scuola non è stata soltanto la pista: è stata la pittura (si è laureato in Belle Arti al Kansas City Art Institute), la scultura sonora (così definiva i suoi primi esperimenti in bobina), e una frequentazione ossessiva dei negozi di dischi che ancora oggi lo portano a pescare in cataloghi di soul, jazz, funk, fusion, spoken word, persino colonne sonore industriali degli anni Settanta.

Nel 1997 ha fondato Sound Signature, label che è diventata il manifesto di un’idea: la musica dance può essere calda, ipnotica, imperfetta, e proprio per questo eterna. Le sue release non rispettano quasi mai i classici canoni che riflettono le tracce house o, più in generale, della musica elettronica, ma sono lunghe, stratificate e modulari. Nascono in studio come improvvisazioni, e spesso mantengono quel brio di prima presa, rendendo così la ricerca di Parrish il più lontano possibile da tutto ciò che è pulito e ben impostato.

Theo è anche membro del collettivo 3 Chairs, insieme a Moodymann, Rick Wilhite e Marcellus Pittman, e di The Rotating Assembly, una band definibile come organismo fluido che sfugge a ogni definizione stabile. Tra le sue sperimentazioni indimenticabili, ci sembra doveroso ricordare le Ugly Edits, rimaneggiamenti spericolati di classici dance, stampati su vinili dipinti a mano e distribuiti in pochi esemplari, oggi oggetti di culto per i collezionisti. Oggi, dopo oltre trent'anni di percorso artistico, non sembra essere stanco, tanto da essere resident da qualche anno al Nowadays di New York, uno dei club più iconici del pianeta.

Il suo modo di suonare rappresenta una narrazione ben lontana da ciò che è aspettato o banale. Non usa quasi mai i classici breakdown da festival, non insegue il drop, non concede facili appigli, ma costruisce piuttosto ponti tra decenni, temperature e umori. Può passare da un raro disco brasiliano a una techno martellante di Robert Hood, e lo farà sembrare la cosa più naturale del mondo. Sicuramente per lui la musica non va oltre il genere, diventando un continuum. E un extended set di otto ore, come quello che regalerà a Roma, non è una prova di resistenza, ma lo spazio ideale dove quel continuum può davvero dispiegarsi.

Prima che lo spazio-tempo di Parrish si dispieghi, sarà Giorgio Gigli a occupare l’avvio della notte. Nato a Roma nel 1976, collezionista di vinili sin da ragazzo, Gigli inizia a calcare le consolle nei primi anni Novanta, in un ecosistema ancora acerbo per la musica elettronica, ma già fecondo di quella che sarebbe diventata la scena romana contemporanea. Il punto di svolta arriva nel 1999, quando inizia a produrre musica propria, sganciandosi dal solo ruolo di selezionatore.

Nel 2004 pubblica il primo 12", "Chiki Disco", una collaborazione con Donato Dozzy pubblicata su Elettronica Romana, etichetta che contribuirà a disegnare il volto della techno italiana degli anni Duemila. Poi Mental Groove, Dumb‑Unit, Prologue: una serie di tappe che costruiscono il profilo di un produttore sempre più riconoscibile, in cui la tensione ipnotica e il respiro lungo delle tracce diventano il suo marchio di fabbrica.

Nel 2009 fonda con Francesco Baudazzi (Obtane) la label Zooloft, un progetto che incarna appieno la sua estetica: oltre una dozzina di collaborazioni dove minimal e techno si fondono con la deriva oscura dell’ambient, dando forma a un “tech noir” cinematografico e straniante. La cattedrale sonora culmina nel 2015 con l’album d’esordio “The Right Place Where Not to Be”, pubblicato dall’etichetta di Speedy J, Electric Deluxe: un’opera concettuale concepita come la colonna sonora di un film immaginario ambientato in un mondo da cui l’umanità è scomparsa, lasciando spazio solo a minerali, vegetali e frequenze senza corpo.

La sua poetica musicale è una macchina ipnotica che scava atmosfere a bassa frequenza, alternando paesaggi ambient estremamente profondi a ritmiche techno intense e ossessive, sempre governate da una forte tensione narrativa. Un approccio che sembra costruito su misura per una data come questa: aprire la scena a Theo Parrish non è un compito da poco, ma Gigli saprà come affrontarlo, con la grammatica di chi ha sempre considerato il set come un racconto lungo, fatto di archi lenti, tensioni modulari e vuoti riempiti di riverberi.

Gli early bird per l'evento sono andati sold out in meno di una settimana, quindi don't sleep on it e vediamoci in pista!

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